mercoledì, 04 novembre 2009, ore novembre 04, 2009 17:33

Ed io che pensavo che il corso di Basili non mi sarebbe mai servito nella vita...




SELECT DISTINCT [DATA BASE ].nome, [DATA BASE ].oggetto, [DATA BASE ].[id]
FROM [data base]
WHERE [data base].nome  IN
                (  SELECT DISTINCT nome 
                    FROM [DATA BASE ]
                    WHERE ((([DATA BASE ].[id]) Is Null) AND (([DATA BASE ].universo) Like "LQR"))
                    order by nome);
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martedì, 21 luglio 2009, ore luglio 21, 2009 19:54

Dopo tre mesi di stop, prima corsa, 5,22Km (by googleearth...) in quel di Monza...

Via D Annunzio, Vicolo San lorenzo,  Canale Villoresi, il Lambro, il Centro

ci hanno fatto compagnia Britney Spears con Womanizer, Infected Mushrooms con Became innsane, Daniele Silvestri con Cohiba, J.AX con la vita non è un film e Caramelldansen
LittleGreenMan
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domenica, 05 luglio 2009, ore luglio 05, 2009 23:10

La velocità è il rapporto tra spazio percorso e il tempo necessario per percorrere quello spazio, sotto l'ipotesi che il tempo sia costante. La verità è che il tempo non esiste, ma è solo un costrutto mentale per spiegare le variazioni. Il bug della teoria è che se il tempo serve per descrivere variazioni, cosa ci assicura che il tempo non vari? ovvero che scorra sempre con lo stesso "ritmo"? La risposta è che il tempo, come ogni cosa esistente, è mutevole, dinamico e in evoluzione. Ci sono mesi che volano, come quelli in cui studiavo per la tesi, e settimane destinate a non finire mai, come quella appena passata. Il tempo varia con una sua velocità, e questa velocità, amici e comparucci, in verità in verità vi dico, questa velocità, non è costante.

Giorno 22: Convivenza a tempo determinato
Dormo malissimo, mi sveglio di continuo, cerco Dora, ed è lì vicino a me che dorme, sono le due del mattino, sono le 3 del mattino, sono le 4,15 del mattino, sono le 5 e 25 del mattino, sono le 6 e 30 del mattino, sono le 6 e 45, CAZZO la sveglia. Inutile dire che non vorrei alzarmi. Lei è più bella del solito, dopo la doccia e la colazione comincio la mia giornata lavorativa. A pranzo torno a casa, da lei, e mi sento come se tutto fosse sempre stato così. Non sento ne una presenza estranea ne un nervosismo per la nostra prima giornata da convivente, la vivo come se fosse sempre stato così, con massima naturalezza. strano? il pomeriggio scorre veloce mentre uno dei miei supervisori "il brianzolo" - così nominato per una sua battuta a tavola della mensa, parlando degli acquisti in generale profferì: "mio padre, da buon brianzolo, mi ha sempre detto <<quando devi comprare una cosa mettiti una mano sul cuore, ed una sul portafoglio!>>" (da leggere con tono brianzolo)  - mi insegna il mestiere dell'ingegnere. Non posso chiedere di meglio. Esco un pò più tardi del previsto, fuori c'è la mia dolce che mi aspetta seduta sulla panchina all'ombra di quegli odiosi alberelli che non mi ripararono il primo giorno qui, quando mi sentii morire annaffiato in terra straniera! La cosa più bella è stato il rientrare a casa e pensarla con una gamma di aggettivi possessivi molto varia: mia, tua, nostra. Consiglio del giorno: va bene festeggiare casa ma vacci piano col vino!

Giorno 23: it's not goodbye
Il treno di Dora è alla mattina, usciamo tristi di casa e ci salutiamo con semplicità, senza cacciare una goccia di sangue dagli occhi. Durante il viaggio lei penserà che è solo un giro e che per sera tornerà nella sua nuova casa monzese, io nel primo pomeriggio la chiamerò al telefono chiedendole "è vero che quando torno ti trovo a casa?" Questo è il mio primo rientro in casa da solo. Non proseguo nei dettagli perchè so che ognuno di voi ha provato questo tipo di solitudine e conosce tutti i passi che un corpo triste e solo conduce prima di trovare la strada del letto, alle 22 di sera. Consiglio del giorno: compra i biglietti per Roma, una settima si e una no può essere un buon inizio, "fidete!"

Giorno 24: Cazziami ma di controllori saziami
Ricordate il progetto su cui stavo lavorando un paio di giorni fa? be da apprendista stregone sono diventato responsabile supervisionato dal mio "boss diretto" e dal "brianzolo". Comincio a cagarmi addosso, sono solo 3 giorni che sono operativo! Il resto dei dettagli sono top secret, ma posso dirvi che c'è veramente da piangere parecchio per come si stanno mettendo le cose. Spesa al supermarket post lavoro. Cenetta e chattata con amici e amori lontani. Cosiglio del giorno: no panic !

Giorno 25: Il mio nuovo pc
Continuo a fare l apprendista ingegnere seguendo i passi del brianzolo e del mio boss diretto, imparo, faccio domande e sono davvero un gran cacacazzi. Arriva finalmente il mio portatile e posso dare indietro quello scassone del mio muletto. E' una bella scheggia. Fiammeggiante, ma... solo 2 giga di Ram. Il mio boss diretto va a caziare il tecnico dei computer - ma lui che cazzo c entra - presto arriverà un altro bel banchetto - ih ih. Il boss del mio boss mi prescrive 10 corsi sulla sicurezza da fare entro l'anno, il mio boss diretto mi dice di farli entro la settimana, inizio i primi due... Consiglio del giorno: stress, prima o poi passerà

Giorno 26: la sua famiglia e la mia famiglia
Un amico oggi ha subito un grave lutto. Sono distrutto. Per lui, ed egoisticamente per me, per l evento suo proiettato nella mia vita. Non so nemmeno come aiutarlo. Aiutatemi ad aiutarlo.
Ad equilibrare la giornata di merda ci pensa mia papà, come? ve lo spiego subito, immaginate un sessantenne che dopo aver fatto un viaggio di lavoro a firenze, prosegue fino in brianza per andare a trovare il figlio che non vede da sola una settimana. immaginate i miei occhi. immaginate il mio orgoglio. immaginate la mia soddisfazione nel preparare la cena a mio padre e nel fargli vedere come il ragazzino che fino ad un mese fa nemmeno toglieva la polvere in cameretta ora pulisce pentole e fornelli, immaginate l amore di un genitore per un figlio e quello di un figlio per un genitore, immaginate una casa vuota in scale di grigio tingersi di nuovo dei colori pastello del calore familiare, immaginate un sorriso prima di andare a dormire, questa si chiama serenità. Consiglio del giorno: onora il padre e la madre

Giorno 27: papà
Colazione, spesa, lavaggio e stiratura camicie, lavaggio e cambio lenzuola. Questo è mio padre. Inesperto ma pronto a starmi vicino. Oggi non sembriamo padre e figlio, non sembriamo amici, sembriamo fratelli. Continuo a sentirmi come vi dicevo prima, continuo a sentirmi sereno.
A pranzo viene Nando, poi dobbiamo accompagnare - di già - papa' alla stazione di Monza. Mi spiace ma nemmeno questa volta ho resistito. Ogni distacco è una coltellata. Nando lo sa. Papa' lo sa. Io lo sto imparando e - scusate il francesismo - ne ho già le palle piene di questo sentirmi appassire dentro ogni volta che mi distacco da chi amo.
Nando mi porta a vedere Monza, il borgo antico intendo e poi il parco e passeggiando passeggiando parliamo di tanti momenti che potevano andare meglio e di tanti momenti che col sorriso ricorderemo per sempre.
Consiglio del giorno: mai vedere i treni partire

Giorno 28: Nando e Stella
Stella mi manda un bel messaggio di buongiorno "Posso venire a Monza?" Bello tutti a pranzo a casa mia. Continuo a sentirmi a casa, pur stando in affitto. Mi mancano mio fratello, mia madre, Siimone, Fabio e Raniero. Mi piacerebbe un giorno vedervi qui, ma tranquilli se non venite voi scendo io! Questa volta il giro per Monza me lo faccio con  Stella, ed è dinuovo occasione per parlare di quello che uno prova crescendo giorno dopo giorno. Mi sembra di vivere in un reality "il grande viaggio" in cui ogni concorrente persegue l obiettivo della propria vita cercando di crescere ogni giorno un pò più di ieri. Io mi sento spettatore e protagonista. Anche loro. Siamo simili in questo gioco e questo ci da fiducia. Corro a casa per chattare/telefonare/skypeare con Dora. Poi mi metto a scrivere qui e tra pochi secondi la chiamerò ancora per dirci "notte" a poi pensare a domani.
Alla prossima settimana amici dallo stivale
LittleGreenMan
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domenica, 28 giugno 2009, ore giugno 28, 2009 23:59

Se ti svegliassi a un'ora diversa in un posto diverso, ti sveglieresti come una persona diversa? (cit.) Nelle ultime 24 ore ho preso un volo da Bruxelles a Milano, uno da Milano a Roma e un treno da Roma a Milano: coming soon la traversata del lago di Castel Gandolfo in sottomarino.

Giorno 15: The incredible machine
Benoit ci introduce al secondo corso, due di tre, il primo lo abbiamo passato tutti, siamo tutti felici, ci sentiamo dei gran secchioni, bla bla bla... Si pronuncia "eitc-em-ai" e riguarda la parte divertente del corso, tipo quel vecchio videogame "the incredible machine" in cui per far cadere un uovo in un cestino dovevi far camminare un gatto fino ad un topo rinchiuso in una "scatola con rotellina per topi" collegata per mezzo di piccola cinghia ad un rullo trasportatore che aveva a monte l'uovo e a valle il cestino: il gatto si muove, il topo corre nella ruota per la paura, l uovo cade nel cestino. Questo gioco è molto simile a quello che si fa con l' "eitc-em-ai", ma con pompe - idrauliche, pervertiti! -, termostati, valvole,... Serata tranquilla con My_Love su Skype. Consiglio del giorno "Orange costa troppo! 15euri per 10 ore con una connessione non proprio eccellente... ma l'amore è amore! stica dei soldini!"

Giorno 16: Test a sorpresa, test dell'alcol si intende...
Benoit ci dice che oggi faremo il secondo test... ma come ieri abbiamo iniziato il II corso e oggi? dice che siamo bravi, ma bravi bravi, che questi 3 corsi si dovrebbero fare in 3 settimane ma noi ci stiamo riuscendo in 2, siamo forti, quindi oggi si fa il test. 50 domande, stavolta meno complicate di quelle dello scorso giovedì, passiamo in scioltezza. Vogliamo festeggiare, giù in downtown in birreria. Dopo mezzora i 5/8 di noi sgommano via per un sano ristorante, gli altri 3 rimangono a bere, come zucchine: sono l'italiano mio collega, un bulgaro e un inglese e vi assicuro che non è una barzelletta! o forse si... Scopriremo solo dopo che i tre suddetti si " 'mbriacarono" come zucchine, costretti a tornare in taxi in hotel. La barzelletta è comica quando all'una di notte, tornati noi tramortiti da una lunghiiiiiisssssima passeggiata notturna - a piedi (by feet [con le fette])  -  troviamo Sir.David, il collega Scozzese, scalzo nel giardino dell hotel con la sigaretta in bocca e gli occhiali da sole che ci parla in italiano "ciao ragazzi come va?" Consiglio del giorno "Manca poco, stringi i denti"

Giorno 17: Control theory
Iniziamo l'ultimo corso, sistemi di controllo, minchia gioco in casa, mi diverto, dribblo, prendo qualche bell'assist, e per una volta capisco tutto nonostante l inglese. Soddisfatto. Consiglio del giorno "Non pensare che tutto quello che appare facile sia facile..." Serata con il mio amore, la distanza comincia ad essere troppo pesante, e quando dico troppo intendo troppo come il caldo afoso di Roma ad Agosto.

Giorno 18: Italiano vero
Dopo lo studio la gioventu' multietniculturale si sparpaglia, e rimaniamo io e l altro italiano a cercare - lookin'for - una serata tranquilla. Finiamo dal nostro amico italiano, il ristorante "Il Pellegrino" di Diegem e mangiamo e beviamo parecchio. Siamo uniti come dopo 9 mesi di naia - ninna naia -. Domani ultimo esame. Consiglio del giorno "Quanto è bello prendere per il culo la gente dopo 3 bicchieri di buon rosso!" PS Muore Michael Jackson, l'antitrust denuncia la chiesa Cattolica per monopolio sulla violenza minorile

Giorno 19: Come back
Passiamo il test, festeggiamo, Benoit ci consegna la certificazione e si congratula perchè non ha mai visto un gruppo tanto unito e cooperativo - nonostante la mia incapacità di comunicare in inglese - ed è la verità: io degli stranieri ho legato di più con Dragos, Stefan e Sofka, quando poche ore più tardi prenderò il mio aereo confesserò loro che mi mancheranno nel mio prossimo futuro italiano. I due ragazzi spesso mi aiutano col mio pessimo inglese a comunicare col mondo, non mi fanno sentire solo, la ragazza parla poco, ma quando mi vede in difficoltà non gira mai le spalle. fino a 10 giorni fa non sapevo nemmeno il loro nome, ora non faccio che chiamarli aggiungendo l aggettivo "beautiful": beautiful Sofka, beautiful Dragos, beautiful Stefan. Loro sanno che significa "siete belle persone" anche se non lo dico nel giusto modo. prometto loro che a settembre, al prossimo corso, per quella data avrò imparato un più di inglese. loro ridono, sorridono. Il mio volo atterra alle 21.30 a Malpensa, alle 23.00 stiamo - io e Nando - a Monza e prendo le chiavi di casa - la mia prima casa in affitto - poi ci perdiamo e dopo 160km torniamo a Malpensa: sono circa le 2.00

Giorno 20: Finalmente Roma
dopo 20 giorni rivedrò i Miei e la Mia. Rischio di perdere il volo, Nando fa i miracoli come sempre e riesce a farmi scavalcare le file. Alle 8.30 sto a Fiumicino e poco dopo a casa mia. inizio i miei giri, è sabato, devo sistemare delle cosette, vado forte, vado veloce, non concretizzo che il countdown è iniziato e nemmeno 24 ore dopo starò a cavalcioni di un treno per tornare a Monza, 2 aerei e un treno in 24 ore circa. A pranzo vengono gli zii e sono tutti depressofelici di rivedermi, i miei cuginetti mi chiedono, io glisso, poi li porto al cinema, un regalo che volevo fare loro da tempo. I transformer deludono me ma entusiasmano loro.

Giorno 21: Il viaggio della speranza - ho portato con me tanti santi oggi...
Alle 14.00 ho il mio treno, saluto tutti velocemente perchè il mix di ansia e nervosismo sta trasformando il dr. de Simone in mr. Sventrapapere - e non nel senso lusinghiero del termine - riesco a litigare e maltrattare tutti quelli che incontro, sono veramente un'altra persona in quei 5 minuti in cui discuto con mio padre. Che stronzo che sono. Scusami ho esagerato. Lui mi scusa, mi capisce, se non altro riesce a mettersi nei miei panni e in fondo in fondo non sa se anche lui avrebbe reagito così se si fosse trovato nel mio ruolo. Le valige sono tante, circa 3 a testa, Dora viene su con me, mi salva in questa lotta impossibile chiamata organizzazione. Quando all altezza del stazione FS di Monza si spacca anche la seconda maniglia della valigia blu grande - quella piena di oggetti per la casa e saponi, disordinati, non come quelle belle piccole valigette dei rappresentanti della "folletto" - cominciamo a ridere dalla disperazione. Alla fine entriamo in casa. Sono le 19.00. Ho voglia di farmi una doccia e dormire. Invece ora, alle 23.46, dopo aver rassettato un pò casa e aver cucinato un buon piatto di pasta in sugo - tonno - sto qui a raccontarmi di me. Alla prossima settimana. 

LittleGreenMan
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domenica, 21 giugno 2009, ore giugno 21, 2009 20:28

Allora la cosa più strana qui è che alle 22.30 ancora il cielo è arancione, e prima delle 23.00 non è mai buio completamente. La cosa ancora più strana è che la mattina alle 5.00 il cielo è già chiaro. Dunque  qualcosa non mi torna... In genere dalle 8.00 alle 17.00 il cielo è coperto, spesso piove, poi in serata torna il sole. Singolare vero? Mentre a Roma vivete il primo giorno d'estate qui continuiamo a vivere l'enensimo giorno di autunno!

Giorno 8: Goodmorning
Quando ti svegli alle 6.30 non sei mai realmente sveglio, e non sei mai realmente addormentato (cit.). Dopo la doccia è già ora di uscire e presentarsi: la mia prima presentazione in inglese, 4 e mezzo rimandato a settembre! Il primo impatto non è malaccio, la illustrissima società H. ci offre una colazione da signori - che dolci unici ! - e poi ci fa entrare in classe. Il minimo della funzione che rappresenta questa giornata è stato quando mi è stato chiesto di presentarmi in inglese... praticamente la voce Stanlio tremolante nel corpo di un Benny Hill balbettante, la mia voce suonava come un diesel acceso in pieno inverno dopo 3 anni di stop. Benoit è francese, vive in Belgio ma insegna in inglese, tutti capiscono ogni parola e mi sembra di vivere in una pagina della settimana enigmistica "indovina l'intruso". Pomeriggio in ripresa grazie ad msn e alla mia metà. Serata piacevole nel ristorante del Holiday Inn tra birra e la partita dell'Italia. Consiglio del giorno: "hi guys" non è la versione inglese del romano "ciao frocioni!"

Giorno 9: Labs
Il libro di testo contiene circa 90 capitoli tra teoria e laboratori. Oggi inizio a prendere dimistichezza col software, il chè significa che mentre io sto accendendo il pc gli altri hanno già crackato i server. I "labs" non sembrano difficili seppur privi di logica. La colazione è stata magnifica anche oggi e il pranzo - a buffet - niente male: dopotutto non si mangia malissimo, dai! Ceniamo in un ristorante un pò più chic, e i soliti 30 euro a serata oggi proprio non bastano per questa cena. Consiglio del giorno: scambia qualche parola col tuo maccheronico inglese con qualcuno o diventerà un incubo

Giorno 10: La piazza centrale di Bruxelles
Passo tutto il tempo in cui non studio, coi miei colleghi italiani e con quelli stranieri del primo corso - io partecipo al secondo corso, lo stesso contenuto del primo ma traslato di una settimana - tra cui spiccano per simpatia i 2 spagnoli. In spagnolo "Ostia!" significa "Cazzo!" ovvero quell'esclamazione di origine greca che sta ad indicare stupore e meraviglia (cit.). In spagnolo "De puta madre" si usa come intercalare. Finalmente decidiamo di visitare Bruxelles - il centro città - e mi sento come se fossi capitato nella città progettata dall'architetto dei Lego. Le case in periferia sono con tetto spiovente con falde alte anche 6 - 8 metri, spostandosi verso il centro le case sembrano quelle del catalogo Lego 1990, le ricordo benissimo, ne ero innamorato, le volevo tutte ed ora le posso anche toccare in scala 1:1. Consiglio del giorno: Le case di Bruxelles non è necessario tenerle lontano dalla portata dei bambini al di sotto dei tre anni. Il biglietto del bus si acquista sul bus, perchè non facciamo così anche in Italy? Prima di tornare in albergo ci fermiamo nel più tipico dei negozi di  Bruxelles: il negozio di cioccolata. Nella galleria principale del centro ci sono decine di vetrine luccicanti, poi ti avvicicini e ti accorgi che non sono gioiellerie ma negozi di cioccolatini. 15 euro 10 pezzi.

Giorno 11: Dei ristoranti italiani e degli esami improvvisi.
Benoit ci dice che il giorno successivo ci sarà una presentazione da parte di un certo tizio della nostra illustrissima società H., questo significa che oggi si farà il test, il primo dei tre. Mi dite in bocca al lupo? Lo supero dopo quasi 3 ore che stavo davanti quelle 50 domande. Stasera si festeggia. Decidiamo di unire i due corsi - per la cena - cosicchè stasera al ristorante italiano ci sono quasi tutti, italiani, spagnoli, rumeni, bulgari, ucraini, sudafricani, polacchi, svedesi, inglesi. Consiglio del giorno: Se parli in napoletano o in pugliese con un rumeno lui ti capisce e ti risponde anche! Da sottolineare che abbiamo riso per 10 minuti di fila imitando Achmed the dead terrorist - non è facile trovare punti in comune con persone della tua stessa città a volte, figurati quanto sia molto difficile farlo con un rumeno o una bulgara!

Giorno 12: Libera uscita.
Il tizio fa la sua noiosa presentazione, poi andiamo a pranzo al nostro amatissimo buffet alla belga e quindi ritorniamo in aula per pochi minuti; prima delle 14 siamo fuori: è libera uscita. Mi unisco al gruppo del mio corso e insieme ce ne andiamo a zonzo per Bruxelles, vedo parecchi monumenti, tra cui una bellissima cattedrale - di san michele e santa gudula - al cui interno presenta una doppia fila di colonne e su ogni colonna una statua di un santo armato: coltelli, seghe, accette, spade,... e il pulpito in legno nero con un angelo che uccide uno scheletro nero. Comincio ad apprezzare le chiese gotiche! Visitiamo il parlamento europeo: oggi c'è uno sciopero degli agricoltori, decine di trattori parcheggiati nel parco situato nei pressi del parlamento europeo. Elicotteri bassi. Ma la gente se ne sbatte e prende il fresco sdraiata sull'erba all'ombra di una gigantesca fontana. Consiglio del giorno: Visitare le città va bene, ma stressarti come un qualsiasi turista non va molto bene... sei qui per lavorare! Declino l'invito per andare a Parigi in treno il giorno successivo.

Giorno 13: Let me sleep!
Oggi non mi sveglio alle 6.30 ma alle 10.30. Il mondo ha un colore e un odore diverso! Nel pomeriggio vado col ragazzo inglese in "downtown" - Bruxelles - e parliamo un pò di tutto, anche del "trip" organizzato dagli altri "guys" per andare in treno a Parigi. Siamo due animali pigri. Vediamo delle ragazze vestite da infermiere, pensiamo sia un set di un film porno, poi ci dicono che sono vestite così per la festa di addio al celibato  di una di loro: mi becco una puntura finta, una martellata al ginocchio e una caramellina. Ci facciamo un giro nel museo dell auto di Bruxelles  e poi ci ritroviamo dinuovo davanti al parlamento europeo, stavolta manifestano i ragazzi iraniani, ci uniamo a loro per pochi minuti, lui sembra un fotoreporter con la sua macchinetta fotografica, io il solito barbone afgano. Consiglio del giorno: fare 10km al giorno a piedi fa benissimo, ma cazzo comprati delle scarpe decenti! Organizzato il rientro a roma, venerdì sera dormo a Milano e sabato mattina prendo un volo da Malpensa, aspettatemi con le macchine fotografiche e la stampa sabato mattina a Fiumicino, sarò quello col vestito bianco e la papalina in testa.

Giorno 14: Magritte
Mi sono svegliato dicendo "voglio vedere Magritte", l'omino della reception del museo in Place Royale mi ha detto che per i prossimi 2 mesi è tutto prenotato. Il mio amico spagnolo direbbe "Ostia!". Continuo la passeggiata, compro delle cartoline, compro dei regalini, visito - da solo - la città e il mondo ha un suono diverso. Mentre scrivo le mie cartoline appoggiato al marmo di una scalinata in centro dei ragazzi vestiti di bianco e rosa, in tuta larga, cominciano a saltare e a fare capriole su tutti i monumenti, alcuni si calano da 10 metri d'altezza e quando toccano il terreno fanno una capriola e si rialzano come nulla fosse. il loro capo è vestito di nero ed è pieno di tatuaggi, e si porta appresso una velina, vestita di bianco e rosa con dei calzoncini mini. Fa freddo, tira vento e questa sta praticamente nuda... ba! Passeggio per le vie e scatto qualche foto con la macchinetta del mio collega italiano, poi prendo il mio bus, e ancora non riesco a percepire che non sto dietro casa ma lontanissimo. Consiglio del giorno: chiudi quel cazzo di portafoglio, gli amici ti vogliono bene anche se non compri un regalino ogni volta che muovi il culo da Roma!

LittleGreenMan
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lunedì, 15 giugno 2009, ore giugno 15, 2009 00:13

Che era una storia non semplice lo sapevo, lo sapevamo, ma non immaginavo così. Il primo pomeriggio doveva essere dedicato alla ricerca di una tana in cui rintanarmi lontano dalla mia cuccia, possibilmente con affitto non esagerato, invece Giove Pluvio si è divertito: risultato il sottoscritto romano caduto a Monza zuppo come la camicia che ho lavato a mano il giorno dopo ( - gulp! -).

Giorno 1: battesimo.
Pioggia a dirotto. Grazie Monza, ti vuoi far amare subito per i tuoi pregi? N.1 case visitate. Partenza da Monza ore 20.00, arrivo al residence a Milano ore 22.00. N.4 volte che mi sono perso mentre cercavo il residence. Pioggia. Consiglio del giorno: quando ti muovi in una grande sconosciuta città comprati una cazzo di cartina, non quelle per fumare...

Giorno 2: tutto cade.
Sveglia, Doccia, pensare a tutti a casa, pensare a cercare casa, pensare ai documenti da firmare, gestione, gestione, gestione, impara l'inglese, il corso è in inglese, biglietti d'aereo, biglietto per l'hotel, Mastercard, "Come non hai la carta di credito?", problemi, problemi, problemi, tre case in affitto, costano troppo. N.2 volte pianto. Pioggia. Consiglio del giorno: chi trova un amico trova un tesoro, sulla cartina la X sta in zona Gallarate.

Giorno 3: reborn.
"Ogni lungo viaggio inizia con un piccolo passo", N.2 case viste, cade e si rialza con l'aiuto di tutta la curva sud. Grazie amici, grazie famiglia. Tempo atm. Sereno. Consiglio del giorno: l'instabilità è attenuata dalla ricerca di stabilità, ovvero nella ricerca di punti fermi, ovvero nella ricerca di nuovi amici.

Giorno 4. pizza party.
Oscillazioni a frequenza variabile di umore. Consiglio del giorno: prendi la cartina e segna un'altra bella X su Malpensa. N.3 case visitate. Sereno. Non sei dopotutto così solo, no? Consiglio del giorno: ordinare solo marinara con tonno e cipolle!

Giorno 5. dalla stalla alla Stella.
Sveglia tinta di pensieri. In piedi in ritardo, la posta e la spesa, la prima spesa da solo, il mio primo bucato, il mio primo pranzo da single-fidanzato-a-distanza. Ferma la casa. un pizzico di stabilità. La ninna dalla sorellina. Consiglio del giorno: 4 mura e 1 tetto danno stabilità, ma la serenità può darla solo la protezione sincera di una vera amicizia

Giorno 6. Formula 1.
Tre è il numero perfetto. Nando dorme 2 ore, Stella continua a starmi vicina. Eccola qui questa nuova pseudo famiglia improvvisata, pronta a consigliarmi e ad aiutamri a crescere. Monza: ore 16, in pista, 4 giri di corsa, cordoli e "scican" (ma come cazzo si scrive?), il driver ci fa anche vedere un giro fatto da lui senza scatola nera, emozioni, emozioni, emozioni. Come a 21 anni sull'ottovolante. A Roma non lo avrei mai fatto qui si. Consiglio del giorno: quando hai paura di tutto, una paura in più non cambia il risultato; ma se ti accorgi che non ti fa paura questo nuovo pericolo, allora forse puoi diventare più forte anche sul resto. forse.

Giorno 7. Bruxelles.
troppe ore a pensare alla partenza. poi parti. e ti accorgi che non hai paura. il primo volo da solo. non ho paura. strano? si è strano. Finalmente conosco gli altri colleghi. domani inizia il corso. Consiglio del giorno: quando hai sonno non rimanere fino a mezzanotte e mezza a scrivere su splinder il tuo diario di viaggio.

LittleGreenMan
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martedì, 26 maggio 2009, ore maggio 26, 2009 08:15

"...un punto di equilibrio instabile è tale per cui basta una perturbazione arbitrariamente piccola dall'equilibrio per far allontanare significativamente il sistema dalla posizione iniziale..."

("Sistemi instabili", Wikipedia.it, http://it.wikipedia.org/wiki/Sistemi_instabili)
LittleGreenMan
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martedì, 14 aprile 2009, ore aprile 14, 2009 11:28

Ho sperimentato sulla mia vita l'effetto dello shock psicologico post partenza a tempo indeterminato, concludendo che il dolore per l'evento shockante viene inevitabilmente spalmato sui mesi appena antecedenti, rendendoli cupi, grigi, storti, distorcendone la percezione in siffatto modo che, be inutile dirlo, è soggiunto il rifiuto. Lo shock nello shock è lo scoprire oggi quanti pezzi sono stati appositamente lasciati per strada, per alleggerire il fardello, recuperare forze, per sopravvivere al momento: è il granchio stanco della vecchia armatura che la getta e attende che il tempo passi perchè si riformi nuova. Infine oggi riallacciare, con un salto di anni, lo strappo scucito, andando a ritroso, cercando i pezzi buttati di cui ora sono nostalgico. Si comincia con la musica di quel momento.
LittleGreenMan
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venerdì, 13 febbraio 2009, ore febbraio 13, 2009 15:57

Libero.
Libero di vivere a modo mio, senza dover giustificare questo o quell'altro passo che non capisci, che ti ostini ad affrontare con la tua solita stortura di naso.

Libero.
Libero di andare in macchina alla velocità che voglio, piano quando sono calmo, veloce quando i ricordi sfuggono e so che loro, proprio loro, non potrò raggiungere.

Libero.
Libero di mandare a fanculo un fanciullo che ti taglia la strada o una fanciulla che impiega più di un ora per parcheggiare in salita, testa di un serpente di macchine che si snoda per le vie del quartiere.

Libero.
Libero, finchè sono vivo, di decidere come morire. Quando morire. Ripeto: come morire. Unico e solo CEO del mio essere terreno, unico direttore d'orchestra, in cui voi siete i violini, gli archi, le percussioni, in cui lei è chitarra elettrica, lui è batteria, lei l altra il basso slappato, lui l altro il sax.

Libero.
Libero di ascoltare il passo del sangue nei miei capillari, il fluido messaggero trasudare dai muscoli, i milioni di bit che viaggiano nel / dal / al mio corpo: pensieri, pensieri, pensieri. Esempio, idea, applicazione dell'idea all esempio, verifica, applicazione dell'idea ad un caso non provato, predizione, esperimento mentale, verifica mentale, verifica sperimentale, formalizzazione dell idea, da teoria a teorema c'è la distanza di una dimostrazione.

Libero.
Libero di odiarti e odiare ogni cosa che ti piace, solo perchè è qualcosa che piace a te, infinitamente superficiale e degno di essere ignorato più di ogni altra cosa.

Libero.
Libero di decidere per una gravidanza cosciente, conscio che laddove si pianta in un terreno troppo giovane, difficilmente i frutti potranno crescere fino a diventare maturi. Conscio che, più importante delle due vite che si ritrovano i progetti buttati in aria, ce n'è una terza, la più importante (la generazione successiva vale sempre di più di quella precedente, per la scienza) che ne patirà per sempre le conseguenze. Dolore su dolore.

Libero.
Libero dal timore di Dio. Essere e apparire, "Noemi va a messa ma al povero Gianni lo ha fatto penare e non poco quando lui si innamorò di lei. Lei giocava al gatto e al topo. Lei è buona perchè va in chiesa. non credete a chi dice che è una troia. Lei non l ha mai data a pagamento. dicono di lei così solo perchè usa chi si innamora di lei. Ma lei andrà comunque in paradiso, perchè va a messa, conosce tutti i santi, e nonostante abbia una vita sessuale sana e attiva ha deciso di sposarsi col candore del vestito bianco, Noemi non è stata mai toccata dal buon frate, lei no ma suo fratello si, ma suvvia chiudiamo un occhio, bisogna perdonare chi molesta i bambini! Lei porta avanti il suo NO ALL ABORTO ma quando le ritarda il ciclo piange, non sa chi chiamare, pensa addirittura al suicidio, poi prega intensamente, poi dice tra se e se che non può buttare la sua vita di sacrifici a 20 esami universitari dalla fine, e il pensiero dell aborto le passa per la testa, è insano pensare così, si colpevolizza, si sente sporca. Noemi prega. La domenica va in chiesa. Ma tradisce il suo ragazzo. Lo fanno tutti, ma uno che ostenta il primato di bontà, che vuole apparire in un certo modo candido, non dovrebbe anche esserlo? non sarebbe meglio essere meno estremisti e cominciare a fermare i dittatori? Hey J.ratzy? sto parlando con te! bastardo figlio di puttana. Noemi se hai capito che quel mondo di regole che ti stai autoimponendo serve solo per non pensare allora sei sulla buona strada, te lo dice uno che c'è passato per quella strada, e anche in altre strade. Noemi vivi la tua vita da persona libera. Pensa con la tua testa. Decidi tu da sola cosa vuoi e non vuoi. Non usare le regole. e se davvero vuoi usarle, allora usale davvero e non fare finta come tutti voi finti cattolici... per quelli invece veri, ultras della tribuna San Pietro e Paolo e della curva Bambin Gesu, un consiglio: accendete il cervello che la vita è troppo breve, e quella favola della vita dopo la morte che vi hanno ben bene installato come bios, be... è appunto solo una favola: è ora di crescere."

Libero.
Libero di lasciarvi liberi di scegliere ognuno per voi stessi, invogliandovi a buttare via ogni catena, ogni limite mentale che vi autoimponete per non affrontare la vita, dal Cattolicesimo al vestito da venditore, dalla dialettica impostata per darsi un tono al cd di Tiziano Ferro nel lettore CD.

Libero.
Libero, un giorno, di abiurare me stesso. Senza dolori.

Sono troppo impegnato ad ascoltare, per riuscire sentire;
Sono troppo impegnato a guardare, per riuscire a vedere;
Sono troppo impegnato a ricordare, per riuscire a non dimenticare.

LittleGreenMan
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lunedì, 29 dicembre 2008, ore dicembre 29, 2008 17:43

LittleGreenMan
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categoria : cazzate





sabato, 25 ottobre 2008, ore ottobre 25, 2008 20:56



{Scritto da Matchgirl}

Aveva poco più di quindici anni Josephine e prima di diventare Miss J. , camminava su un lungo viale alberato, le foglie secche che calpestava ricreavano lo scenario malinconico della sua vita, una vita trascorsa in un angolo della sua camera al profumo d'incenso al mandarino, in attesa che l'unico elemento della sua famiglia, sua madre, smettesse di battere. Aveva paura di confrontarsi con le ragzze della sua età, troppo spensierate e troppo impegnate a scegliere gonne sempre più corte e lucidalabbra sempre più sexy e in grado di provocare anche un quaratenne. Aveva imparato tutto quello che una mamma "doveva essere" con una figlia eticamente sbagliata, e così, Josephine l'aiutava ad alzarsi quando collassava per i suoi attacchi di overdose, puliva il pavimento dopo una sbronza, faceva la spesa e si occupava della casa quando sua madre non era nemmeno in grado di camminare. <<Sono forte>>, si ripeteva piangendo, si sentiva sola e senza riferimenti, aveva bisogno di evadere, essere una ragazzina come tutte le altre, marinare la scuola, mettersi lo smalto, stare al bagno per ore, ma non poteva.
A sedici anni riempì il suo zaino con lo strretto necessario e andò via, sua madre non la fermò nemmeno per un secondo, nè uno sguardo, nè una carezza, solo lacrime di una consapevolezza ormai tardiva e inutile. E così, a distanza di anni, camminava per ore, la sua gonna a pieghe, la sua sciarpa lunga di lana, i suoi stivali rovinati dalla pioggia. I suoi pensieri volano su Jack, mentre le gocce si posavano delicatamente sulle morbide ciocche nere che poggiavano sui seni abbondanti. Jack era per lei un'isola sulla quale rifugiarsi, ma piena di insidie e ostacoli, aveva paura di fargli del male e di scoprirsi ancora più fragile davanti ai suoi meravigliosi occhi verdi. Cantava e sorrideva alla vita, anche se dalla vita non aveva ottenuto nulla ...sognava.

Mentre Jo e Jack parlavano animatamente su un piatto di tagliolini con i funghi porcini, non faccio altro che estraniarmi, mettermi da parte, come nel mio solito angolo....
Avevo le gambe accavallate dal freddo, nella speranza che Jo mi osservasse, Jack mi sorrideva, nello sguardo di Jo c'era un senso di colpa che lo frenava, in quello di Jack mi immaginavo di volare, ma non riuscivo a capire i loro sentimenti; se una scopata da una sera o fascino e attrazione per la mia mente. Ho paura che possa svanire tutto, come la mia adolescenza. Per Jo non ho sentimenti forti, nè amore, nè amicizia, è come se volessi soltanto averlo vicino, adorarlo come un santo nella sua perfezione, chiedergli aiuto, ma credo che non sia questo quello che voglia. Le mani di Jo tremano lentamente e imbarazzate tentano di sfiorare le mie, è già mezz'ora che siamo seduti, ma non una parola, e all'improvviso ritraggo la mano, penso di dovermi difendere, attaccarlo, dargli uno schiaffo, come quando ho colpito mio padre. Il giorno dopo lasciò un foglio scritto sulla sedia e accanto c'era il suo corpo carbonizzato. Il caos, gli dico di andarsene, ma non capisce, è come tutti gli altri, mi afferra per le spalle, mi bacia violentemente e poi si alza di scatto ed esce dal locale. Poi mi sveglio, come appena uscita da un coma, e lui non c'è più.
LittleGreenMan
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mercoledì, 22 ottobre 2008, ore ottobre 22, 2008 22:54



Miss J. era in macchina col mio amico Jonathan Jacob, suo fidanzato, credo. Joe era ancora costretto a deambulare con la sedia a rotelle. Mi dispiaceva. Lui sorrideva e sembrava indifferente allo sguardo del mondo che gli diceva "sei un inutile handicappato", forse nascondeva il risentimento o più probabilmente se ne fregava altamente del giudizio. Tra l'altro Miss J. è la donna più favolosa e sensuale che possiate incontrare, puro ormone della pecorina e del pompino. Avete mai visto quelle pubblicità di lingerie, in cui una modella bellissima, imbruttita con vestiti pesanti e scuri, sfila per la città lentamente, e scena dopo scena rimane senza abiti fino a rimanere solo in intimo, per poi riapparire nell'ultima scena vestita sussurrando il fatto che anche a mo' di fagotto lei si sente fica? Miss J. procurava fantasie simili in chi le stava intorno. Lei passava, e il lattaio, il panettiere, il giornalaio, il prete, il vigile, il professore universitario, il capo in ufficio, tutti tutti tutti la vedevano in lingerie, perizoma e reggiseno merlettato fucsia con laccetti. Forse anche suo padre ha avuto pensieri sconvolgenti su di lei. Il padre è uno di quei tipi seri e dubbiosi che non ti stupisci nel vederli sbattuti in prima pagina per pedofilia. Forse anche lui si è masturbato pensando alla figlia...

Joe... Joe l ho conosciuto in facoltà, nemmeno la testa era brillante. Non poteva essere un grande sportivo, ne una grande mente, mi chiedo cosa avrà di grande per aver fatto innamorare miss J. di lui... forse il conto in banca? o altro?

Joe esce dalla macchina lentamente. Mi sbagliavo ora usa i bastoni per muoversi, oltre alla sedia a rotelle. Miss J. sembra scazzata, dice "ciao" poi si guarda le unghie e non perde nemmeno tempo ad aggiustarsi la piega della gonna come ogni altra donna farebbe.

"Ciao! Allora è questo il ristorante di cui tanto mi hai parlato!" e mentre diciamo questo, usciamo dal parcheggio. E' uno sterrato in pendenza, senza piante, con delle palizzate di canne a mo' di copertura solare, tipo quelli che si vedono al mare. Miss J. mi guarda, ma come sempre sembra non alludere al nostro passato, alla santissima trinità materasso-specchio-preservativo.

Vedete, non è che io sia poi un grande amico di Joe, però rispetto gli amici, anche quando sono fidanzati con delle ragazze così sensuali che solo a vederle ti viene voglia di scoparle. Lei fa questo effetto su tutti. Per fortuna la sua moralità non è poi così salda; mi raccontava una volta che la prima volta che fece l'amore aveva 12 anni, e che tuttora si sente in colpa col padre e la madre per averlo fatto. Credo che non sia stato tanto il fatto di aver scopato, ma il fatto di averlo fatto ed essere stati sorpresi, per di più con un ragazzo molto più grande, il suo insegnante di piano, un ragazzo all'ultimo anno di filosofia che l'etica e la moralità l ha vista solo sui libri.

Joe non sa che io e Miss J. siamo stati innamorati. Miss J. era la donna di Claude, Clive, Charles, non ricordo nemmeno più il nome di quello scemo. Ricordo che non le dava quello che voleva. Io invece sapevo bene la matematica, avevo studiato bene la lezione, e sapevo cogliere l'occasione con la stessa facilità con cui cogli un fiore: una donna frustrata in cerca di qualcuno che la faccia sentire speciale. Io le davo quello. La mia adorazione per lei, le mie poesie, le mie battutine allusive, la mia finta-vera-fragilità e prima che lei arrivasse a conoscere un minimo dei miei gusti musicali già eravamo passati per un paio di sigarette post coito. Quando mi accorsi di non potere più fare a meno della sua dipendenza-da-me e delle sue cosce, lei mi abbandonò. In quel momento capii che non ero stato io a portarla a letto... "è un predatore che si finge preda" c'è scritto sul libro.

Andò a finire che prima del caffè Joe aveva preso la macchina e aveva lasciato Miss J. sotto l'ombra di una bella quercia. Lei triste e in cerca di protezione come sempre. Io non capivo il motivo di tanta lite. Lei non sembrava scocciata dell'essere stata abbandonata da lui, sembrava più presa da un desiderio di cercare copertura da chiunque passasse. "
è un predatore che si finge preda". Accatasta cuori di finti latin lover che si esaltano per averla cavalcata e poi si accorgono di essere stati loro ad essere scelti e non a scegliere. Quando ormai il suo sesso diventava un bisogno strappava il foglio e urlava "avanti il prossimo", ritornando nella sua veste di indifesa bellezza desiderata da ogni maschio con qualche pelo sul petto.

Allora, non voglio dire che io sia un traditore, perchè Marla non sa quello che è successo, quello che ho fatto. Non lo sa perchè non le ho detto nulla. Uno tradisce l'amicizia o l'amore, o tradisce l'amico o l'amata? Questa distinzione devo capirla. Fattostà che Joe non era poi un grande amico, si può tradire una non-poi-così-grande-amicizia? dubito. Mi ha passato l'esame di "istologia" e di "epidemiologia", ma ciò non fa di lui un amico. Un vero amico non mi avrebbe fatto passare quegli esami, avrebbe fatto in modo che sbattessi la testa contro la cruda realtà e in quel modo sarei cresciuto e l avrei anche ringraziato. No, no davvero Joe non è un amico. Per colpa sua forse un giorno ucciderò accidentalmente qualche paziente. Non credete che un amico almeno non dovrebbe essere lui a mettervi una pistola carica in mano sapendo che poi avreste il modo per uccidere qualcuno? "l'occasione fa l'uomo ladro" diceva mio nonno.

Marla la amo. Come amo la mia vita. Lei è la tranquillità e il futuro in un presente che non dà alcuna tranquillità, ne sicurezza, ne garantisce futuro. La amo perchè mi ha salvato. Perchè è pulita. Perchè non mi ha teso la trappola delle cosce per poi scansarmi e dire "avanti il prossimo". "è un predatore che si finge preda"?

Marla non saprà comunque. come potrei dirle che per tutto il pranzo ho pensato solo alle labbra di Miss J che mi baciano e mi spogliano? Il problema è che la mia macchina sembra fatta apposta per fare sesso! è spaziosa dietro, un bel sedile in stoffa, non si suda ne quando si sta sotto di lei ne quando si sta dietro di lei; davanti i sedili sono vicini e il cambio non da fastidio quando vuole accovacciarsi col viso su di te. A quello pensavo. Io, la mia donna che non sa nulla, e Miss J che si accovaccia su di me e mi sbottona i pantaloni.

Allora il senso di colpa ce l'ho. Ma la voglia è troppa. Voi resistereste? So che vado incontro ad un muro a 100km/h. E allora? Ma voi l'avete vista la pelle bianca e i capelli lunghi e mossi di Miss J.? Miss J. ti prende col suo essere indifesa, "gatta morta" dice mio nonno, e poi ti fissa con quegli occhi:
"è un predatore che si finge preda"

Quando saliamo in macchina mi chiede dove potrà dormire quella sera. Il treno che la riporterà a casa ce l'ha l'indomani mattina. A casa mia si poggia subito sul divano. Le mie mani sudano e tremo perchè voglio e non voglio. "Odi et amo" dice il poeta.

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
"Odi et amo" dice il poeta. "è un predatore che si finge preda".
Il fatto è che prima che io possa decidere, lei mi dice che non vuole fare sesso con me, cambia espressione, occhi piccoli, sorriso a mezza bocca, maligno. Sono diventato un corpo ammassato, accatastato, morto in una foiba. Lei si alza per andare in bagno a farsi una doccia. Si spoglia mentre entra, si toglie i pantaloni prima di entrare "ti piace?" e con un dito tira la cordina del perizoma rosa.

La porta è rimasta aperta ed il vapore della doccia si perde per casa mia, ma mentre lei mi chiamava da sotto la doccia, io ero già uscito, felice di non aver ceduto, di non aver tradito Marla, ma con un pensiero solo nella testa:
"è un predatore che si finge preda"
LittleGreenMan
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categoria : jack





lunedì, 13 ottobre 2008, ore ottobre 13, 2008 16:58



1.Bisogna saper parlare. Parlare e ascoltare. E' inutile saper ascoltare senza capire così come è inutile parlare senza ragionare. Quindi è necessario saper ragionare per formulare, saper parlare per trasmettere in modo corretto ciò che si è formulato, saper ascoltare per recepire bene quanto ascoltato e saper capire per interpretare bene quanto formulato da chi parla.

fig.1 {grafo con 4 nodi, uno per ogni proprietà sopra indicata, e archi bidirezionali tra nodi adiacenti}

2.Bisogna anche saper andare un pò oltre, bisogna saper prevedere una risposta ad una domanda che stiamo facendo, e saper prevedere la domanda che subiremo qualora qualcuno si avvicinasse a noi.

fig.2 {al grafo di fig.1 aggiungere degli archi bidirezionali tra primo e ultimo arco}

3.In caso di lite, lasciate perdere. Non risolvere il male quando lo si vive. Attendere un tempo sufficiente perchè l'acqua finisca di bollire e che i vetri si spannino. Il dialogo può avvenire solo se entrambi sono disposti a comunicare, cioè entrambi hanno le 4 proprietà del primo paragrafo. In assenza di una delle 4 il dialogo può essere inifinito - non capire, non ragionare - o non esistere - non parlare, non ascoltare -, in entrambi i casi inutile perchè non mezzo per risoluzione di problemi.

fig.3 {grafo di fig.1 con archi rotti}

4.In caso di lite, attendere o creare diversivi. Il diversivo è un metodo informatico di risoluzione dei problemi: spegni e riaccendi. Nella comunicazione significa puntare lo sguardo su un altro oggetto, per esempio un aneddoto, una barzelletta o un vecchio ricordo felice. Il diversivo deve distogliere l'attenzione dal problema, deve permettere di togliere la benzina al fuoco della rabbia. A fuoco estinto la capacità di risolvere il problema, cioè di completare il dialogo, torna efficiente sbloccando le due crisi di cui al paragrafo 3.

fig.4 {cambio discorso = cambio di grafo, si passa da grafo rotto del problema P1 al grafo sano del problema P2, mentre la rabbia svanisce il grafo del problema P1 si sana da solo}

5.Bisogna capire che la teoria, espressa in parr.1,2,3,4 è sufficiente per comunicare con efficacia sotto ipotesi di utilizzo di stesso linguaggio. Ma la teoria differisce dalla realtà in tutto. allora il modello è falso? ogni modello della realtà poichè teorici, ovvero opposti alla realtà, sono fallaci? la risposta è che non sono perfettamente rispecchianti la realtà ma con buona approssimazione.

fig.5 {foto di Popper che sorride}

6. Nello specifico nella realtà può accadere che una parola, un gesto, un tono o un giudizio su una determinata cosa, causi un involontario o volontario attacco all'altra persona. Risultati possibili, l'altro si metterà sulla difensiva o rimarrà indifferente. Se si mette sulla difensiva allora la comunicazione è corrotta come in mancanza di uno delle 4 proprietà del par.1. In tal caso per risolvere la questione, utilizzare i metodi di par.3 e 4 e poi chierire subito il motivo che ha portato alla costruzione del muro che ha bloccato la comunicazione.

fig.6 {grafo di fig.2 con archi spezzati interrotti da muri}
LittleGreenMan
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categoria : comunicazione, apprendimento, comprendere e capire





lunedì, 29 settembre 2008, ore settembre 29, 2008 14:33


Nel terreno appena bagnato, è germogliato un primo ramoscello, poco più di una foglia, poco meno di una spina pronta a lasciarti dolci cicatrici.
Miss J. ha continuato a chiamare ogni sera al telefono amico, cercava conforto, cercava una voce che ascoltasse non i suoi problemi ma le sue perversioni. Lo sfogo della morte che ti passa sopra filtrato dallo stomaco e digerito ben bene e vomitato ancora sano in tumulti di desideri deprecabili non cristianamente riconoscibili. Come puoi cercare il sudore e il calore senza il cuore e con la morte che aleggia ancora su di te? Miss J. chiama quasi ogni sera, il telefono squilla, quando nessuno alza il telefono passa la notte ad occhi barrati sul soffitto, quando risponde qualcuno, denuncia e inscena il rantolo della morte: una morte tutta sua, che finisce sempre con un orgasmo. la petite mort. poi riaggancia e cerca la vasca da bagno.

Dopo il ricovero in ospedale, il periodo di incapacità comunicativa è durato per tutto il tempo che doveva durare, circa 2 mesi, poi abbiamo smesso di scopare e abbiamo ricominciato a fare l'amore e ad annoiarci.

Marla ancora non l'avevo vista mai di persona, ne parlavano gli amici degli amici che non sono mai veri amici soprattutto quando non sono nemmeno amici gli amici che ti hanno presentato quegli amici. Marla non aveva idea di chi fossi, tuttora conosce poco di me, più di quanto io conosca me stesso, o lei, e non mi stupirebbe se domani mi dicesse che il suo vero nome è Josephine o davvero Marlene...

Ops il telefono squilla, deve essere Miss J. che cerca un modo per togliersi il velo nero della morte che aleggia su di lei, ma suvvia capitela, le è appena morto il fratello... dovrà pur trovare modo di sfogarsi, no?
LittleGreenMan
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categoria : jack





giovedì, 11 settembre 2008, ore settembre 11, 2008 09:55



Questo è il motivo per cui perdi, mi caro Spider, perdi perchè tenti di controllare, per il tuo fascismo dei sentimenti che tanto ostenti e nascondi. Ancora ti chiedi perchè Blueyes ti ha lasciato? scommetto che te lo domandi ogni sera e quel rimorso si mescola alla voglia di soffocarla, stavolta davvero, con le mani o con qualsiasi altro arnese, e non solo coi gesti e con le parole come hai sempre fatto.

Amico mio controllarla ti ha portato a perderla, sei conscio di questo? O credi che lei sia una puttana e tu un pover uomo da salvare? Suvvia, lo sai benissimo che vuoi sempre controllare tutto, che devi controllare tutto, altrimenti il il mondo ti scivola sotto le scarpe e addio alla tua forte maschera di cinismo e ironia che ti sostiene.

Spider ma quanto ha sofferto per diventare così? Ti è mancato tanto affetto da piccolo... oppure sei un figlio unico che ha avuto tutto e non capisce il valore del sacrificio, e non intendo solo quello fisico. Chiedi ha chi ha 3, 4, 5 fratelli, chiedigli come è abituato a sentirsi talvolta primo e talvolta sesto agli occhi di mamma e papà, e di come non si preoccupa di controllare tutto perchè sa, che alla fine, i baci di mamma e papà arrivano sempre. Non hai mai fatto a cazzotti con tuo fratello e per questo non hai imparato a lasciarti andare. Non hai avuto quella piccola dose di delusione quotidiana, sei stato abituato ad essere l'unico termine di paragone per te stesso, questo fa di te una persona sola con poche sofferenze alle spalle. Purtroppo quelle sofferenza arrivano, come un morbillo a 40 anni possono causare strappi irreparabili.

Mi spiace.

Finchè fai in tempo lasciati andare. Mollala. Lei e quelle con cui cerchi di sostituirla. Mollala. Vivi giorno per giorno. Non tartassarla di domande e messaggini solo per controllarla e non per amore. Ci sono due modi per dimostrare il bisogno di una persona, il primo, il più vile e maschio è il controllo, il fascismo dei sentimenti e dei principi, il secondo è dire semplicemente "ho bisogno di te" ed essere sempre il primo a dare. Io ammiro chi riesce nel secondo.

Li ammiro davvero.
LittleGreenMan
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giovedì, 07 agosto 2008, ore agosto 07, 2008 02:06



Hey? Puoi sentirmi? 
Queste le ultime parole piagnucolose di Jack, io, l'ultimo saluto a Miss J. prima del grande salto, la fine di una storia, il passaggio all'anno nuovo traghettato dai bagordi di Capodanno. Non riuscivo nemmeno più a tenere il telefono tra bocca e orecchio, la forza scivolava via con la pioggia, la mano tremava, la voce anche. Il singhiozzo è uno spasmo improvviso, è lo sciopero di un gruppo di operai dell'esofago che interrompono la naturale evoluzione delle cose, picchettano la laringe e si legano alla trachea. Quando un crumiro ricomincia a lavorare, gli operai della Trachea S.p.a. e i metalmeccanici dell'Esafago S.a.S. imbracciano badili e trapani, poi uccidono, e tornano a far sciopero finchè qualcosa non cambia.
 
Forse quel Hey puoi sentirmi? l'ho solo immaginato, non sono riuscito a dirlo davvero. La verità è che solo la realtà è vera, e tutti i modelli della realtà, tutte le idee che cercano di spiegarla, analizzarla, riprodurla con la presunzione di predirla sono falsi. Falso è un corpo di massa maggiore attrae un corpo di massa minore. Falso è nessun corpo può accelerare fino alla velocità della luce. Falso è un corpo nel vuoto permane nel suo stato inerziale. La verità è che solo la realtà è vera. 
 
La mia verità è che io quelle parole le dissi, al telefono di Miss J., lei parlava poco ed io singhiozzavo parecchio. Pensavo a Marx e agli operai della mia fabbrica indaffarati ad impedirmi di parlare con la signorina, ad imbavagliarmi la bocca, rendermi impossibile ogni possibile tentativo di attracco a quel molo. Ormai non potevo più. Avevo perso. Fine della partita. E comunque da Miss J. non c'è mai stato un vero mare, un porto sicuro per attraccare il mio veliero.
 
Questo veliero, questo amore, l'ho chiamato Galeone quando la fantasia superava il sesso, l'ho chiamato  Renovatio, come il panfilo nero sodomia di quel film in cui i cloni Lincoln 6 echo e Jordan 2 delta scoprono che la loro realtà è la finzione architettata da qualcun altro. L'ho chiamata renovatio quando il sesso superava il romanticismo, come ora che ti chiamo, e la mia voce muta dice al tuo udito sordo hey? puoi sentirmi?
 
La pioggia è un evento atmosferico banale e scontato se ci pensi. Il sole scalda il mare, il vento sposta il vapore, il freddo condensa in acqua, Odino e Zeus scazzottano fulmini. In autunno capita spesso che la luce vada via mentre il cielo è grigio - ciano, verso le 3 o le 4 del pomeriggio, tu sei li che studi o giochi alla playstation e non ti accorgi che un lenzuolo sporco di sudore ha coperto il cielo, poi piove, senti il freddo che gratta via cellule morte della tua pelle, è pelle con memoria ustionata dai bagni ai Cancelli o al Hydromania, senti la lama che fa pelo e contropelo al brivido che scorre sottopelle. Quando la luce va via il cervello passa dalla modalità stand-by indotta dalla playstation a DEFCON 1. Mentre il sangue schizza tra le vene avverti l'allarme rosso, è la paura di morire. Ti ricordi d'improvviso che sei circa 10 con 25 zeri volte più piccolo del pianeta che ti ospita, che il rapporto è quello tra te e un virus, e che probabilmente l'interesse del pianeta che tu continui a vivere è pari all'amore che provi per un parassita che abita i peli del tuo pube.
 
Quando piove mi ricordo che sono vivo perchè temo di morire. Poi penso al giorno in cui una calamità naturale renderà l'Europa un continente perduto di qualche filosofo dell'anno 3000, novella Atlantide per un popolo regredito per mancanza di storia. Questo accade quando tiri un secchio d'acqua sulla lavagna: non importa quanto gesso e quante meravigliose formule Einstein, Nash o Gandhi possano aver scritto, l'acqua colpisce e cancella tutto. E si inizia di nuovo. Foglio bianco. Lavagna nera. Il giorno in cui l'Europa verrà cancellata da google earth vorrei almeno stare in prima fila, vedere la meteora colpire il mare, l'onda alzarsi fino ad oscurare il sole: tutti lottano per il proprio quarto d'ora di popolarità, perfino la natura lotta contro la tirannia del sole. Per gli antichi il sole è il padre, la terra la madre e noi i figli da mettere in punizione perchè ineducati. Ecologia, Ambientalismo e tutte quelle cose che il mio amico Giz, unico figlio diligente che conosco, porta avanti con naturalezza. Giz forse si aspetta di ereditare tutto facendo il leccaculo con la natura?
 
Quando piove i neuroni ricominciano ad apprendere dal mondo. Uscire dallo stand by costa fatica e paura. Ho sempre paura di morire quando piove. Sono uno di quelli che ama fare l'amore quando piove. Sai potrebbe essere l'ultima volta, lo sai tu e lo so io, non avrò paura a chiederti, anzi non ti chiederò, farò e tu subirai con piacere perchè in fondo è quello che hai sempre voluto. Quando torna il sole ti rendi conto di aver appena fatto la scopata più bella della tua vita.
 
Oggi piove a dirotto e questo telefono è quasi muto. Hey? Puoi sentirmi? ma tu non rispondi. Mio caro Jack non si può vincere una battaglia se i tuoi ti remano contro, lo vedi che nemmeno riesci a mantenere la situazione in stallo? Con questa voce tremula Miss J. attaccherà. Ne sei certo. Ne devi esser certo.
 
Quindi riattacco io per primo. Non so perdere, non sono mai stato capace di accettare un argento, che sia oro o bronzo o nulla, ma non argento! Dio me ne scampi!
 
Ora non saprei dire con certezza se a guardare quel cellulare ci sia rimasto un secondo o un'ora, poco importa visto che Miss J. è morta pochi giorni dopo. Io l ho saputo leggendo il TGCOM. In genere non credo mai a quel telegiornale, ma per liberarmi da quell'incubo muto dovevo credere che non avrei più incontrato Miss J., che ormai il mio conto era stato saldato dalla natura: mamma.
 
Succede che pochi mesi dopo mio cognato Greg mi invita in clinica, dice che devo controllarmi e che se non mi chiedesse lui un appuntamento io potrei anche morire. Non si preoccupa per me, ha solo paura che  la sorella e i miei due bimbi vadano da lui a batter cassa. Sono abituati alle vacanze a Sharm, si fingono fighi e ricchi, ed io non posso deluderli. Greg mi visita, dice che devo mangiare meno grassi altrimenti il cuore mi diventerà grosso come un vitello e debole come un agnellino. Mi prescrive Colesterfix e Cardiofixina. Dice che devo fare sport. Dice "e scopala un pò mia sorella! altrimenti succederà di nuovo che la trovi col lattaio", poi ride. Esco. Nemmeno ho voglia di stringere la mano ad un coglione di questo calibro. Ma siamo parenti. Onora il padre e la madre, onoro il sole e la terra, e onoro i miei fratelli, anche quelli acquisiti, come il medico suddetto. Gli operai faringei stanno caricando un vaffanculo nel cannone, accendono lo stoppino, la detonazione è precoce, agli uomini nervosi capita spesso, spalanco la bocca e il fiato modula parole biascicate "Ti aspettiamo per cena mercoledì, e mi raccomando caro non portare dolci come tuo solito!", poi penso a quale troia porterà a casa mia inibendo i miei figli a chiamarla Zia.
 
Esco dal corridoio Spancer, seconda porta a sinistra, corridoio rosso, sbircio qua e la. salterò tutta la fisiognomica dei malati che ho visto. Arriverò al punto. Alla stanza 104. Miss J. In coma da quel giorno in cui lessi di lei sul giornale. Le gambe cedono. Penso che sia normale. Ma non era morta? I morti fanno impressione, i morti viventi metteno paura come un pollo che vola in cielo. tutto ciò che la mente cataloga come non ordinario, quasi sempre viene visto come trascendente e mai come straordinario o poco consueto.
 
Quando le presi la mano le sussurrai Hey? puoi sentirmi?  e questa volta sono certo di non esser stato muto.


Hello ...
Can you hear me
Am I getting through to you
Hello ...
Is it late there
Is there laughter on the line
Are you sure you're there alone
Cuz I'm
trying to explain
something's wrong
You just don't sound the same
Why don't you
Why don't you
Go outside
Go outside
Kiss the rain
Whenever you need me
Kiss the rain
Whenever I'm gone too long
If your lips feel lonely and thirsty
Kiss the rain
And wait for the dawn
Keep in mind
We're under the same sky
Kiss The Rain Lyrics
And the night's
As empty for me as for you
If you feel
You can't wait till morning
Kiss the rain
Kiss the rain
Kiss the rain
Hello ...
Do you miss me
I hear you say you do
but not the way I'm missing you
What's new
How's the weather
Is it stormy where you are
You sound so close but it feels like you're so far
Oh would it mean anything
If you knew
What I'm left imagining
In my mind
My mind
Would you go
Would you go
Kiss the rain
As you fall
Over me
Think of me
Think of me
Think of me
Only me
Kiss the rain
Whenever you need me
Kiss the rain
Whenever I'm gone too long
If your lips
Feel hungry and tempted
Kiss the rain
And wait for the dawn
Keep in mind
We're under the same sky
And the night's
As empty for me as for you
If you feel you can't wait till morning
Kiss the rain
Kiss the rain
Kiss the rain
Kiss the rain
(Kiss the rain )
(Kiss the rain )
(Kiss the rain )
Hello ...
Can you hear me
Can you hear me
Can you hear me
LittleGreenMan
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lunedì, 07 luglio 2008, ore luglio 07, 2008 20:49



Sto volando. Il cielo non c'è, o almeno io non lo vedo. Se guardo in basso vedo solo il verde di queste colline addobbate a viti e uliveti, colline verdi a perdita d'occhio. Dicono che di qui si vada per il mare, fluttuando tra queste onde senza peso ci arriverò, il tempo non importa.

Un fattore fa tornare le mucche nella stalla, e ce n'è una che sembra così timida e fiera da voler cercare la libertà oltre quel recinto di legno. Pluto gira e scodinzola allegro, ormai s'è fatta sera.

Dietro il colle, sulla mia destra il cielo ora lo vedo, e non è celeste, ma arancio, poi bruno, poi rosa, poi blu. Nel frattempo un contadino si appresta a tornare dalla moglie, porta una busta con dentro degli ortaggi, e non so perchè ma sono certo che sono buoni. Buoni come l'olio di qui. Buono come il vino di qui. Buono come la gente di qui.

Nella casa la signora Marina aspetta il ritorno del marito dai campi, e ha sempre quella paura insopportabile, ansia di rimanere sola oltre quell'ora. Marina ha imparato a rimanere sola per tutte quelle ore, ma non un minuto di più, un minuto ancora e poi uscirà fuori casa per vedere se lui torna. poi bussa alla porta. Lei apre la porta. Lui ha in bocca un fiore di campo, se lo toglie, sorride, e lei anche.
LittleGreenMan
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categoria : musica, amore, favole, felicità





venerdì, 04 luglio 2008, ore luglio 04, 2008 23:36


E quindi bei pugni assestati sotto il mento della vita, passo veloce, ginocchia alte quando corri, testa bassa quando pensi, e ti ritrovi davanti l'ingresso dell'ufficio, del tuo ufficio. Quando mi succede rimango sempre un pò a bocca aperta. Prima capitava ogni giorno. Uscivo dalla porta di casa, un passo vicino all'altro fino al cancello e poi giù ricordi. Quando rinsavivo ero davanti alla porta del mio ufficio, e non capivo mai se avevo sognato o se quello stato da daysleeper sarebbe stata la mia futura nuova condizione di vita.

Ho pensato di scrivere una storia sui miei amori, ho pensato seriamente di autoanalizzarmi per tirarmi su, una cosa del tipo: stereotipizzaziamo le mie avventure e storie.

Il primo capitolo, preceduto da un'introduzione sulle sventure giovanili, quando ancora non sapevo come muovermi nel campo minato, meno di quanto non sappia ora, e sugli amori a base di sguardi rubati e niente più.

Il primo capitolo dicevo, lo avrei chiamato "sonno" e lo avrei improntato sui 5 anni di amore Stilnovisti con Elisa, di quella vita molto fiabesca tipica dei primi amori, rafforzata dal gusto delle prime volte. Un viaggio bucolico tra campi e fiori e sole e vento finito in un risveglio simile ad una fragile bolla di sapone che scoppia. Col tempo ho imparato che tutto è una bolla di sapone. Tutto. E quando tutto è fragile ti accorgi che tu non sei diverso. Tutti fragili, soli, unici e destinati al cambiamento, ma per fortuna tutti uguali e quindi uniti nella sofferenza, che poi diventa serenità quando arriva la rassegnazione davanti ad un mondo trascendentale fatto di sogni e psiche, che nessuno può cambiare.

Il secondo capitolo lo avrei chiamato "saracinesca" e sarebbe stato dedicato all'amore dolce, tormentato e riparatore con Sara, dei continui andirivieni, del mio stato di adorazione post trauma e della voglia di non dare più amore senza limiti. La prima lezione fu quella di limitarsi in amore e fiducia. Essenzialmente ad Elisa avevo dato tutto immediatamente, a Sara non stavo dando nulla. Il raggiungimento dell'equilibrio passa per diverse sovraelongazioni. Ho documentato questo stato psicofisico di altalenanza tra orgasmo e tedio in qualche intervento su questo o il vecchio blog, discorsi sulla "vita come sistema dinamico" e altre minchiate del genere che amo fare io. Sara mi prendeva, mi sbatteva, mi lasciava, poi scompariva. Mi lasciava perchè gelosa del mio passato prossimo. Lei voleva essere la principessa io volevo essere il macho.

Il terzo capitolo l'avrei chiamato "nicotina", dedicato alla mia discesa negli inferi, la mia prima volta da amante, con lei, Nicoletta, che si faceva chiamare doclemente "Satana" su messenger. Nicoletta e la favola irrisolta, esatto alter ego di Elisa, vivevo quei mesi di casini familiari con gusto Boccaccesco. Nicoletta e le sue pornoprestazioni, pari solo alla sua fragilità. Nicoletta tradiva il suo uomo con me, io avevo dentro la convinzione che quello sarebbe stato il primo passo. invece pasavano i mesi, il mio nervosismo aumentava, lei vedeva in me il suo migliore amico e con gusto mi scopava fino ad uccidermi, e poi mi resuscitava e uccideva di nuovo. Diabolica in ogni aspetto. Impossibile per me resisterle. Lei fumava sempre, una volta anche mentre facevamo sesso. Eppure in quella storia pulp io avevo il romanticismo dei primi tempi con ELisa che cercava di uscire fuori come un bambino dal box.

Il quarto capitolo l'avrei chiamato "amoremiao", nome del pupazzo che la nuova ennesima Sara mi ha regalato, non so quando ne come, il mio cervello ha rimosso quasi ogni cosa di quell'incontro reale dopo tanti virtuali, ha rimosso tutto quel senso impacciato e quella perenne voglia di poter gridare l'amore romantico che dentro mi porto. Sara era la visione, la necessità, il meglio dopo tanto peggio, qualcosa che non potevo commensurare, ne per bellezza di animo ne per fragilità. Mi accorgo con poca difficoltà che "fragilità" è la parola che lega ogni mio amore finora descritto. Sara è stato un treno che non è più partito, un'amicizia che non è più tornata, e una perdita di controllo mai avuta ne prima ne dopo. Ricordo quei momenti di pazzia tipo sedicenne al primo amore, col cuore a mille sperando che lei dica "si" a me e "no" all'ex. Ricordo benissimo. 2 anni fa? mi pare di si... Quando tutto era finito già ero nel quinto capitolo della storia.

Il quinto si chiama "psicologia", ed è la storia di un'avventura a base di sesso e coccole. Questa è stata la mia prima relazione che sapevo non sarebbe durata. Tutte le precedenti erano immerse nel sogno, questa no. Sapevo che era un contratto a tempo determinato. Se Nicoletta fu l'inizio della mia vita da amante, qui si conclude la mia storia. Si conclude con un "è l'ultima volta che faccio una cosa come questa, vado avanti, rigo dritto, scelgo la vita". Ironia della sorte, la storia nata sapendo che sarebbe finita è l'unica che tuttora si conserva in vera e indifferente amicizia asessuata. quando si dice i casi della vita?

Il sesto capitolo si chiama "chiesa" e accorpa l'energie spese per far innamorare una ragazza assidua frequentatrice di oratori e chiese, fallito, e del ritrovare la sua amica, mia confidente, con una cotta per me. Qui non c'è sesso. Qui non c'è rabbia. Qui c'è solo una passeggiata sul molo con una e per il parco con l'altra. Anche qui l'amicizia è finita quando la mia lingua ha voluto abbracciare l'altra.

Il settimo capitolo lo sto scrivendo, ma posso annunciarvi che è il migliore, non c'è la noia di Elisa, ne la gelosia mortale di Sara, ne la dolce cattiveria persuasivo pornografica di Nicoletta, ne l'ingenuità delle ragazze di "chiesa", ne i voli pindarici delle restanti. Sembra tutto così dolce. Tutto così scontato. Un esempio? le casualità che ci hanno portato al nostro incontro, costrutti ben lavorati, necessitanti di energia, durati fino al giorno del nostro incontro e poi svaniti per sempre. Mi piace pensare a questo capitolo con il titolo di "fato".

Morale: Ogni vita vale la pena di essere vissuta.

Questo libro non è stato mai scritto, esiste solo un capitolo di 120 pagine circa, chiamato "paolo e francesca" che alcuni di voi hanno letto commentato amato odiato emozionato o disgustato. Capire quale capitolo della storia sia sta a voi, amici miei, miei fini conoscitori.
LittleGreenMan
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mercoledì, 25 giugno 2008, ore giugno 25, 2008 23:48

Da circa 4 anni non riesco a prendere sonno prima delle 2 di notte, la mattina è sempre un dramma alzarsi, lavarsi, uscire. Ora peggio che mai. Pochi svaghi, troppi impegni. Quello che prima mi dava sostegno ora mi annoia, apro gli occhi sul mio passato e vedo che tutto è cambiato, io sempre lo stesso, il mondo attorno a me un pò più agguerrito, meno sorrisi compiacenti, meno complicità, quasi quasi a pensare che la mia felicità sia inattesa e disattesa dal gruppetto che mi accoglie come l’ebreo accoglie a braccia aperte l’IRS..

Quella mi annoia, quello mi annoia. sono io? Può darsi. Ultimamente non mi soddisfa nulla se non una o due cose. Il resto è… mi piacerebbe dire noia, ma non è così, il resto è stress.

Il lavoro ti costringe alla concentrazione, il caldo alla sudorazione forzata e ai pensieri automaleodoranti, la nuova consegna scansa la precedente e la spinge verso il cervelletto, e la pila si riempie, e il mio cervello è ormai stitico di idee che sul ballo di san vito ci scrive solo su appuntamento: ore 3.15 del mattino scrivere qualcosa sul ballo prima che muoia, stavolta anche per mano mia.

Il lavoro, poi l’università, gli esami, no il progetto, il progetto l hai fatto? ma c’è qualcuno da cui copiarlo? io non so un cazzo della teoria degli integrali e tu? chi ci aiuta? chi mi aiuta? quel gran porco der padre del pescatore di animelle in sugo?

Il lavoro, l’univeristà, piccole porzioni da investire in sonno o in hobby “per dormire c’è tempo!” poi i mal di testa durano per settimane intere e il mio dottore mi dice che devo calmarmi “Ma che cazzo di dottore sei? possibile che per ogni problema che ho mi dici che è solo il nervoso e lo stress?” pressione troppo alta, mio padre mi guarda strano, mia madre si vanta che è dimagrita, il dentista mi chiede 800 euro per una capsula, ma solo perchè è un amico.

tra poche settimane un esame che rimando da un anno, da quando alcuni avvitati a castel del rio mi sfottevano per il mio andare a giro con appunti in inglese da studiare in ogni ritaglio di tempo. da un anno mi porto sul groppone questo peso, e molti altri.

Eppure parte dello stress passato è diventato già nostalgia. i viaggi di notte con la Marozzi per arrivare alle 5 del mattino da lei dopo il “viaggio della speranza” tra vecchi scoreggioni e giovani metallari. Lo stress del vedersi a tempo determinato ora è nostalgia, da ricordare con le lacrime, con quella voglia di fare l’amore che ti fa capire quella differenza sottile tra sesso e amore, che spesso credi di percepire e raramente sai cogliere al momento.

La testa mi scoppia, i bei ricordi fanno piacere, ma la mia vita ha bisogno di benzina o gasolio ogni giorno, non mi basta più la musica scaricata come piacere effimero, rivoglio le risate coi vecchi amici, quelli che non so dire se ho semplicemente perso e se sono definitivamente morti: so solo che non mi cercano più, che non sono più un anello per la loro catena, che il gruppo esiste con o senza di me. E mi duole solo l’idea che mi ero fatto della possibilità almeno per una volta di poter avere un gruppo.

Perdo gruppi in continuazione. Ogni gruppo che ho si sfascia. Ho creduto che portassi sfiga. poi ho visto il disegno sotto le cose, come quel gruppo durato giusto giusto quei pochi anni, sufficienti per allineare qualche caso, per farmi incontrare questo, questa per farmi succedere quello, quella.

Vedere gli schemi dietro i fatti è tipico dei matematici, dei folli e dei sognatori. io non eccello in nessuno dei campi e me ne vanto, di matematico ho solo la schematicità  che a volte rasenta il Furio di verdoniana memoria, di folle solo qualche flusso di coscienza, di sognatore la voglia di migliorare questo schifo tinto di miele che mi circonda.

Odio il mondo che non ha tenuto conto che chi nasce prima o poi avrà fame, odio mia madre presa dalla dieta, odio mio padre incazzato senza palle. odio i miei amici finti pronti a chiamare quando serve una mano per la matematica o per un trasloco, odio la musica da quattro soldi, odio chi ascolta vasco rossi, odio il rumeno che ieri sul bus pieno e afoso aveva anche la faccia di prendere per il culo me e la mia ragazza finchè non ho cominciato a rompergli il cazzo io, odio le trasmissioni con Costantino ma ancor di più chi le guarda, odio chi parla solo di moda credendo che essere al passo con la moda significhi avere personalità e carattere, odio Gwen Stefani e i suoi fan che si vantono id dire di lei che “è così anche nella vita privata!” sai che orgoglio essere una zoccola fuori e dentro lo schermo! Odio le donne al volante tutte ritardate, tutte capaci di dire “ma non ti avevo visto…”, odio i rincoglioniti in giro per Roma che ti tagliano la strada, odio l’odio che questo mondo mi ha creato, ma ancor di più la rabbia, che mi fa essere aggressivo con chi amo, poi sensi di colpa e quindi lacrime senza fine. Odio il tempo che passa in fretta, odio la mia debolezza e la mia fragilità, odio Cristo, i cristiani, il cristianesimo e chi l ha interpretato, odio chi ama la chiesa solo perchè “metti che è vero?”, odio le mie colleghe più oche, quelle che starnazzano e a cui chiederei i danni per mobbing, o il culo come ricompensa dei coglioni che mi hanno sfrantumato, odio la mia inutile laurea in ingegneria, odio mio fratello che mi istiga sempre e cerca lite, odio qualche mia ex, ma per lo più non mi importa di loro, odio un sogno che poteva realizzarsi, e che invece è diventato un fogliaccio digitale scritto da 5 e letto da 3, odio la festa di san pietro e paolo, san sabino, sant’ambrogio, san giorgio e tutti i santi, odio chi dice che la sinistra è meglio, odio chi dice che la destra è meglio, odio chi tifa un partito e adatta i suoi pensieri a quelli del partito, odio tutti quelli che mi circondano perchè pur di non litigare si farebbero cacare in faccia, non odio ne negri, ne ebrei, ne romeni, odio quei 4 o 5 negri e rumeni del cazzo che si divertivano a sfottere una mamma con 4 bambini e me e la mia ragazza su quel bus, odio non avere una pistola con me almeno solo per mettere paura e niente più, odio il razzismo che nasce per colpa di 4 deficienti, odio chi difende i romeni tutti dimenticandosi della feccia che viene in italia, odio che difende i napoletani solo perchè ha i parenti in campania, dimenticandosi dei camorristi e delle truffe, odio tutti quelli che chiacchierano a vanvera, odio tenermi le cose dentro e quindi andate tutti affanculo.

 


LittleGreenMan
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giovedì, 15 maggio 2008, ore maggio 15, 2008 00:03



Il ricordo più vero di questa vita è l'attimo in cui morii.

Era mattino, sul lettino bianco c'erano delle macchie di sangue che gocciavano da sotto al telo verde. I medici si muovevano a scatti, urlavano "bisturi!" "ossigeno!" "garze!" "tenete sotto controllo l'anomalia!" anche in quel momento il mio sarcasmo non svanì, li vedevo da lassù e pensai "Ah Dottoraus...mavvaffanculovà!"

Sul monitor la linea verde impulsiva diventava sempre più breve, era il mio cuore che smetteva di battere, però sapete quel fischio che si sente nei film quando il cuore smette di battere? be, quel rumore, io non lo udii! vidi solo la linea verde accasciarsi sullo sfondo nero.

Si dice che quando uno muore il suo corpo perda 21 grammi di peso, il peso dell'anima, c'hanno fatto su anche un film qualche anno fa, un peso insignificante rispetto alla mia mole, infinitesimo come direbbe Giz.

Prima di morire li sentivo agitarsi, forse l'anestesia non aveva preso bene i miei nervi, quelle gocce di veleno avevano immobilizzato il mio corpo ma non il mio sistema di sensori tattili che continuavano a trasmettere impulsi elettrici lungo il midollo spinale dritto al cervelletto ed infine diffondersi per tutte le sinapsi. Quegli spasmi di dolore li ricordo. Spasmi silenziosi. Non parlavo. Non piangevo. Dentro mi sentivo esplodere. Ero uno svenuto che pregava per svenire, condannato ad un sogno lucido dal quale non riuscivo a svegliarmi ne addormentarmi definitivamente.

Il momento in cui muori lasci la quadrimensione cartesiana, il mondo non è più dominato da un tempo continuo e costante, quindi un secondo può diventare lungo un eternità, e l'eternità un secondo. Da vivo ho avuto sensazioni simili quando... stavo per morire! Fisicamente o psicologicamente che sia. Per esempio ricordo quando appena maggiorenne andando ad Ostia sulla Via Del Mare, in un tratto senza spartitraffico, scioccamente provai a superare la colonna di auto in fila come tartarughine verso il mare invadendo la corsia di ritorno rischiando un frontale: in quell'istante la mia vita rallentò, riuscivo a fare in un secondo tutto quello che si può fare e pensare in un minuto, l'adrenalina aveva mutato la mia percezione del tempo.

La prima cosa che senti quando sei morto è un rumore continuo, poco meno acuto di un fischio, quasi un coro, ma non di voci, più simile ad un sintetizzatore elettronico, un pò come la intro di Baby wants to know dei Medusa's spite, hai presente? La sensazione è quella di un risveglio "da un'altra parte", in quel momento sai che sei morto (come poco prima di morire sai che stai per morire - forse anche prima di nascere sai che stai per nascere, ma questo non ve lo posso dire, come vi ho detto prima ricordo bene il giorno della mia morte ma non quello della mia nascita - ) e sai che sei in un'altra dimensione. Il suono è persistente e sinceramente non ricordo qualcosa in particolare a livello visivo, forse nel primo stadio della morte si è come nel primo stadio della vita, essenzialmente ciechi!

Ciononostante poco dopo mi ritrovai a fluttuare per la stanza e a vedere i miei medici darsi da fare, muoversi a scatti, cercare di salvarmi, la linea verde che piano pano diminuiva in frequenza e ampiezza. Stavo fluttuando tipo astronauta? Non esattamente, è più una sensazione trascendente tipo Buddista o Induista di essere unito al tutto, un olismo naturale, delle cose e delle anime. Io mi spostavo da una parte all'altra senza muovermi. No! No! non sono un teleporta alla Nightcrawler di X men! Però se immaginavo di stare un mezzo metro più avanti mi ci ritrovavo senza accorgermi di aver percorso quel tragitto e senza accorgermi del tempo che era passato. Potevo fare il giro del mondo, vedere i morti sotto le macerie in Cina e due innamorati fare l'amore in un grattacielo di New York, andare nel deserto iraniano e spiare una telefonata tra un terrorista e un agente CIA per tirare giù quel grattacielo di prima, poi vedere la luna stampata bianca dietro la Tour Eiffel su sfondo blu scuro e tornare qui nella mia sala operatorio senza che sia passato nemmeno un minuto. Potrei girare tutto il mondo in un secondo, vedere tutto in un istante e poi tornare a far scorrere il tempo. Qui il tempo è relativo. Molto più che nel mondo dei vivi.

Prima il rumore, poi vedere il mio corpo e il mondo, poi cominciò il mio viaggio. Avete mai sentito parlare di angeli e santi? sono tutte cazzate, io gli unici che ho incontrato sono solo miei parenti e amici che mi hanno accompagnato e mentre camminavamo mi chiedevano cosa avessi imparato da questa vita. Riguardandomi indietro mi accorsi che la vita e gli oggetti a cui mi ero sempre aggrappato ora non mi servivano più, ero felice di essere nudo senza sentirmi nudo, senza pudore, solo luce. Durante la vita avevo fatto una vera e propria gara per prendere più che potevo, volevo tanti soldi, tanta carriera, tante donne, tanto cibo. Ingordo. Infelice. Nella ricerca della felicità accumulavo ricchezze effimere per poi stare male per lottare per mantenere il mio piccolo tesoro intatto. Angoscia. Ansia. Pericoli dietro l'angolo. Porte blindate e inferriate per il giardino. Intuivo che un uomo vestito, solo con un panino e un buon libro era senza dubbio più felice di me, ma non volevo, non potevo crederci.

La fase tunnel con luce la salto perchè è sputtanata e poi ci sono molti film che potranno descrivervelo meglio di me - e paghiamoli questi addetti agli effetti speciali! - Quando la luce mi chiese cosa avessi imparato da questa vita gli dissi "Senti ENEL, ma come fai ad essere luminoso senza abbagliare" l'essere di luce rise, poi replicò "la vita terrena è una scuola, serve per insegnarvi e migliorarvi, la lotta di tutti i giorni vi rende migliori, capaci di apprezzare anche il poco. La vita terrena è quella che il vostro Dante battezzò purgatorio. Vi state purificando per evolvervi e passare in altri mondi" Il mio stupore fu interrotto da una domanda banale "Ma tu chi sei?" la domanda non era poi così banale, infatti non mi disse "Dio, Buddah, Cristo, Javhè, Francesco Totti", ma disse solo "io sono un'anima come te, ma il mio corpo non visse sulla terra" "Sei un alieno?" "Un fratello di un altro mondo, direi... ma se pensi che tutte le anime vengono da qui e si confondono si mescolano e poi cadono in corpi sparsi per l'universo, possiamo dire che io e te siamo la stessa cosa!" "Ma Dio esiste?" "Dio inteso come creatore? O come <<padre figlio e spirito santo>>?" "Quello che ha dato inizio a tutto!" "Si... cioè il Creatore, mio e tuo, è in realtà un effetto fisico, il Big Bang, con quella esplosione il nulla si scompose in materia ed energia: le anime sono energia, una particolare forma di energia".

Quando mi voltai vidi tante lucciole giganti intorno a me, anche io ero una lucciola gigante, fluttuavamo in questo luogo bianco, mai volato in aereo? be quando attraversi le nuvole tutto appare bianco intenso, be io stavo in un posto simile... ora che ci penso forse per questo dicono sempre che Dio sta in cielo, sulle nuvole... la metafora regge,,,

Intorno a me solo sfere di luce, io sfera di luce. Tante di queste arrivano altre partono. In trasparenza si possono vedere partire ed arrivare. parono e arrivano da punti svariati dell'universo. Quel tunnel mi ha portato qui, un luogo fisico lontano dalla Terra, presto ripartirò per la Terra o un altro pianeta, ma quando non so, forse per me sarà passato un secondo ma forse per voi sarà passata un'eternità.

Un ultima cosa, la morte non esiste, è solo un passaggio di stato, nulla si crea e nulla si distrugge è valido metaforicamente anche qui. Dio e il Diavolo sono creazioni umane e di poche altre razze dell'universo, razze primitive come noi. La maggior parte ha imparato a credere nel potere della giustizia e del bene come valori slegati dalla religione. La religione esiste finchè si teme la morte, finchè si crede che esista la morte. Vorrei avervi ora tutti qui per farvi vedere che non c'è nulla da temere. Che qui si sta benissimo. Che ora so quello che intendevano quando mi dicevano "sei troppo ansioso e nervoso... stacca la spina!" ed ironia della sorte sono finito qui proprio perchè mi hanno staccato la spina!

Non legatevi agli oggetti, nel passaggio porterete con voi solo le vostre esperienze. Viaggiate, amate, odiate, piangete, ringraziate, ridete, suonate, dipingete, fate l'amore nel modo più perverso e dolce che potete senza paura e soprattutto non siate più soli, semplicemente cominciate a pensare che ognuno di voi si sente solo, questo vi farà sentire meno soli. Vivete senza paura perchè è solo una giostra, un girotondo infinito.
LittleGreenMan
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lunedì, 28 aprile 2008, ore aprile 28, 2008 23:19

Se piango sei qui, se rido sei tu la causa della mia felicità, quando tutto crolla tu mi guardi e col tuo sorriso mi dai la forza di ricominciare, quando tutto sembrava farsi difficile ed in salita hai deciso di avvicinarti sempre di più a me, hai accorciato le distanze, hai investito su di me come nessuno prima, hai investito il tuo amore e la tua vita su di me, ed io posso solo commuovermi in una notte primaverile nel vederti assopirti tra le mie braccia, vedendo quelle ciglia coricarsi come petali, il tuo viso rilassarsi lentamente: il tuo lasciarti scrutare così bella, bella così al mondo nessuna c'è oltre te.


LittleGreenMan
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giovedì, 17 aprile 2008, ore aprile 17, 2008 23:29

Stanza giallo grigia, con l'ombra che illumina la stanza, proveniente dalle finestre ben serrate. Sono finestre a vetri. Solo vetri. Fuori c'è una vita che vive, dentro tante vite che muoiono ogni secondo un po' di più.

Il vociferare mi assorda, è come il brusio di una classe indisciplinata, troppo basso per essere percepito, troppo basso per essere udito, pochi decibel intorno ai 20Hz, ronzano, non li senti, la stanza li amplifica, il cervello scoppia, oddio che dolore! basta! tacete!

Rimetto le cuffiette, nuovamente mi sintonizzo su radio Virgin, poche canzoni, poi mi stufo di nuovo, scanso una cuffietta, straccio via l'altra e cadono a terra di nuovo, sbuffo, sorrido ai miei poveri compagni di sventura, poi mi immergo di nuovo con lo sguardo sulla Roma Napoli. E' intasata. E' una novità? no. Però se riesco a trovare la bellezza anche in questo vortice di ferro che sporca la mia città, forse posso trovarlo anche dentro queste mura di cemento, nonostante le oche starnazzanti e Autocad che si inchioda di continuo.

Mi alzo. Devo alzarmi. Devo sentirla. Devo prendere un po' di ossigeno prima di rientrare in questa stanza fumosa e maleodorante di parole in falsetto delle oche patologicamente non cresciute, deficitarie di ratio.

Per sopravvivere posso inspirare l'ossigeno amandola al cellulare, o posso espirare il veleno con parole blasfeme.

Questa la mia cura. La cura per uno straniero ovunque come me.


LittleGreenMan
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giovedì, 17 aprile 2008, ore aprile 17, 2008 00:39

De machina diaboli et mali

Le parole echeggeranno,
assolderò per l'esercito mercenario del male
formato da traditori politici pedopornografi e da amanti del Male
il 666 passa dalle mie parole.
non condurrò,
farò candurre, la vita di cui vi narro.
L'inferno non è in questa tua vita,
sei la goccia d'acqua nel deserto caduta per sbaglio sul fuoco
sei pasta modellata a immagine e somiglianza del Dio dei cristiani, fuori,
sei pasta modellabile dalla persuasione e dal peccato, da lui.
il libero arbitrio è anarchia,
se davanti ad una notte di sesso con una modella
e una vita rinunce, la risposta è ovvia.






Piccoli Diavoli

Tormentiamoci tra le fiamme,
straziami le membra,
graffiami l'anima con le mani adunche,
infilza il mio cuore con lunghi aghi.

Il cuore si ingrossa, e turgido, fa sgorgare zampilli di sangue nero,
gli schizzi del sangue viola sul tuo viso,
gli schizzi del sangue verde sul mio.

intorno al fuoco danzano i diavoli,
intorno al fuoco urlano i diavoli,
intorno al fuoco si straziani bambini e vergini.

l'uomo mucca, scalpita in cerca di una preda,
l'uomo mucca ha le corna e ti trafiggerà,
e tu cadendo supplicherai la morte.






Il ballo del Demone

scoppiano i timpani e sanguinano,
al suono dello infernale tam tam.

il saltare delle anime dannate,
sulle ossa croccanti e aguzze,
ritmato più del cuore affannato.

Il caprone si erge, nasce dal fuoco,
sputa veleno acido e grugnisce bestemmiando.
voci in lingua incomprensibile pervadono
quello angusto loco di flatulenze e sacrifici

I cuori straziati,
pulsanti degli ultimi attimi di vita,
le urla strazianti,
di vergini violentate di bambini schiacciati,
i pianti muti,
dell'orrore stampato su chi ha vissuto la guerra.

battono, rompono, sgretolano, triturano,
grattano, digeriscono, sputano, vomitano,
leccano, ingoiano, godono, eiaculano.
mille e poi mille,
l'esercito dei sodomiti di Satana,
gettarsi sudati sulla giovine,
casta e di malizia ignara.

Intorno alle teste danzano caproni,
Rettili ed esseri grigi, ballano nudi
ballano eccitati.
i maschi pronti ad impalare,
chi primo passerà davanti loro,
le femmine pronte ad essere impalate,
dalla prima bestia che li si avvicinerà
Piccole anime candide o pedina di una scacchiera?

Il ballo del Demone,
ha per percussioni le ossa spezzate,
come cori le grida degli innocenti,
ha per batteria l'incessante cavalcare di quelle bestie,
di tanto in tanto un tuono interrompe gli accoppiamenti satanici
quell'attimo di tregua dura poco più di ottantanni se sei fortunato.
i piatti nel ballo del Demone sono continui
sono i gemiti del piacere finale dei caproni che montano le vergini
uniti alle urla soffocate dal pianto delle stesse.

per l'infinito del fuoco inestinguibile,
laddove tempo non v'è,
laddove memoria non c'è,
quegli ottantanni dei più fortunati
sono il battito di ciglia del più cornuto.
il più cornuto si diverte nel dar loro la speranza,
il sadismo, nelle sue molteplici forme
giammai ebbe piano più crudele.
L'angelo ribelle e dannato si masturba con le loro vite,
Gli oggetti non esistono, solo l'amore allungherà quel periodo.





Il regno delle ombre

La luna s'eclissa,
le stelle tramontano,
le comete rimangono sole ed indicano la via,
ma non fidarti della coda della cometa,
è li che si nasconde Dagon,
è li che le Bestie del diavolo spiano la terra
è da li che viene spedito il seme del male tra i terrestri.
esseri alieni dai lunghi tentacoli,
esseri extraterrestri che leggono e manipolano il tuo pensiero.
Ogni donna pura sarà pronta a inginocchiarsi,
e dopo aver rovinato la purezza della propria bocca,
aprirsi prontamente per accogliere il seme del male,
sodomizzata dall'impersonificazione del demonio.





Questi componimenti risalgono all'indomani della mia disfatta, quando persi la fiducia nell'amore, nella famiglia, nello studio, nella Fede, incasinato in storie inconcludenti con donne già fidanzate che mi tenevano nascosto, enfatizzando ogni mia alienazione e impertinenza.
LittleGreenMan
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mercoledì, 16 aprile 2008, ore aprile 16, 2008 14:34




Una carezza per addormentarti, per abbandonare il corpo vecchio all'anima nuova, al futuro, alla novità.

Salutare la pietra dura della tua strada, dire arrivederci ai muri senza intonaco della casa della vecchina tua vicina, sorridere all'ombra della chiesa, mentre il sole si sposta e con un raggio ti bacia gli occhi, sentire il fresco della primavera nelle narici, gustare l'odore del caldo e pregustare i pomeriggi torridi, quelli in cui alle otto di sera ancora è giorno e i bambini corrono scherzando e urlando, salutare tutto e sapere che è un arrivederci, che quel posto è stato tuo, è tuo, e nessun altro posto lo sostituirà.

Un giorno passeggiando nella mia campagna, una persona apparirà dentro di te, portando le immagini del tuo paese, gli odori della tua infanzia, i colori giallo oro e arancio che coprono il verde delle tue terre assieme ai filamenti di vite, sentirai il vento della tua terra mescolarsi all'aria della mia terra, ti spaventerai: senso di spaesamento: confusione. Poi una lacrima uscirà, prima che tu riesca a spiegarti quell'angoscia inconscia, quella nostalgia.

Ma non sarai sola in quel momento, ti abbraccerò, e ti porterò ogni volta che vorrai tra quelle stradine pietrose e quel cielo celeste che mi ha fatto innamorare di te e al quale devo la mia ritrovata fantastica fanciullesca felicità.

Ti tengo per mano in questo viaggio coraggioso, che pochi hanno il coraggio di iniziare. In questo cammino io sono con te, e lo dico guardandoti negli occhi, sono orgogliosissimo di te.

LittleGreenMan
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giovedì, 10 aprile 2008, ore aprile 10, 2008 23:50

Nella penombra della mia stanza, luce intermittente che proviene dai calcoli pazzi del mio computer servo sempre accesso, schiavo dei miei download illegali, luce fioca che ci raggiunge dall'esterno, dai lampioni bagnati di questa sera primaverile che si beffa di noi, che piange con noi. Nella conca formata nella coperta, i nostri corpi stanchi, abbracciati, un graffio dolce sulla tua pelle, una carezza lenta sulla mia, ci stringiamo e ci allontaniamo, "non me ne voglio andare", "ti prego rimani ancora!".

La nostra vita, mille peripezie per arrivare all'incontro, mille giravolte da fare sorridendo, mille giramenti di testa da svenimento, diagnosi: la vita e i suoi intoppi, terapia: abbracci forti e teneri.

E poi la calma, come il finale di quel film che vedemmo abbracciati nel pomeriggio piovoso in cui saresti dovuta partire, ed invece rimanesti a farti cullare per un'altra notte...

A presto, Marla...



You're a part time lover and a full time friend
The monkey on you're back is the latest trend
I don't see what anyone can see, in anyone else
But you

Here is the church and here is the steeple
We sure are cute for two ugly people
I don't see what anyone can see, in anyone else
But you

We both have shiny happy fits of rage
You want more fans, I want more stage
I don't see what anyone can see, in anyone else
But you

You are always trying to keep it real
I'm in love with how you feel
I don't see what anyone can see, in anyone else
But you

I kiss you on the brain in the shadow of a train
I kiss you all starry eyed, my body's swinging from side to side
I don't see what anyone can see, in anyone else
But you

The pebbles forgive me, the trees forgive me
So why can't, you forgive me?
I don't see what anyone can see, in anyone else
But you

Du dududu dududu du dududu
Du dududu dududu du dududu
I don't see what anypne can see, in anyone else
But you

LittleGreenMan
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martedì, 01 aprile 2008, ore aprile 01, 2008 01:10

Il primo pensiero è "cosa farei senza di te?". E' il primo che penso quando mi torna in mente la vita prima di incontrarti: incontro fortuito, inaspettato, duro, scontroso. Tutto pensai, pensammo, fuorchè quello di ritrovarci legati, innamorati.

Il sole, il verde dei prati, il nero del cielo stellato, poi l'estate, il mare, la festa di paese, il ventilatore che soffia sulle nostre gambe nude stese sul mio letto, poi l'autunno, amici che si sposano, pomeriggi abbracciati al freddo, i libri, il mio studio, la tua laurea, poi l'inverno, i regali di Natale, i fuochi d'artificio, quelli di Capodanno e quelli dei nostri caratteri così infiammabili, il tuo compleanno, i mille sogni che non ci hanno mai abbandonato e ci nutrono ogni istante.

E poi le canzoni, Shake the disease, Dormi, Toxicity, Roulette, Aida, Sfiorivano le viole, ...


Aida come sei bella

Ho una memoria limitata, come quella del mio telefonino, 87 spazi occupati da 87 strettissimi sms, i tuoi, li conservo gelosamente, sono me e te in formato slim, gocce di noi, perle irripetibili. Suona un po' retorico, soprattutto per chi non lo prova, per chi non lo ha mai provato, per chi come me pensava che non lo avrebbe mai più provato e poi si è ricreduto: sei semplicemente tutto per me, sei perfetta per me, sei quella che voglio e desidero ogni momento, ogni momento di più: sei quella che ho sempre cercato, mi piaci così come sei.

Ho camminato sul bordo troppo a lungo, a volte tentennavo depresso, a volte correvo spavaldo, era sempre più difficile vivere, sempre più semplice lasciarsi sopravvivere. Il tempo, le persone sbagliate, gli amori sbagliati, le cattiverie e le invidie vecchie e nuove, hanno concorso a farmi conoscere le brutture, le mancanze e i miei conseguenti errori. Prima di conoscere te vagavo nel buio, seguivo ogni parvenza di luce, prima mi illudevo, poi mi deludevano, ed eccole li, come una lunga fila di morti non morti, gli scheletri dei miei amori passati, e non riesco a confrontarle con te, non riesco nemmeno a capire come ho potuto scambiare per amore quei giochi. Penso a loro e rido, guardo te e sorrido, poi mi commuovo e non mi vergogno a dirlo.



Luce in fondo al tunnel,boccata d'aria
limpida, parole musica
casa dolce casa, un pò città un pò isola
un pò New York, un pò Polinesia

No, no, non sto rinnegando tutto il passato, sto solo dicendo che all'epoca pensavo che quello fosse qualcosa di grande, ma lo pensavo solo perchè non conoscevo te, è lapalissiano.

Sei tutto per me. Come fare a dirlo senza sembrare banale?

Nemmeno una settimana fa parlavo con una vecchia amica, stavo coi miei amici a festeggiare la Pasquetta, e le parlavo di come ero prima di conoscere te, e come sono ora che sei nella mia vita, che sei la mia vita, a quello che hai saputo tirare fuori dal mio cuore, che nascosto ed impaurito non riusciva più ad esprimersi, tu mi hai dato la libertà più grande, quella di poter amare senza paura. Quante volte ti dovrò dire grazie per essere così come sei? Sei unica, sei l'Unica, nessuna è come te, nessuna è alla tua altezza, nessuna sa farmi volare così in alto, nessuna sa farmi sognare e non temere l'amore.

Prima di conoscerti lo temevo e non ci credevo più.



A te che mi hai trovato
All’ angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro
Pronto a difendermi
Con gli occhi bassi
Stavo in fila
Con i disillusi


La mattina è una dolce routine, suona la sveglia, 3 volte, è tardi devo alzarmi, occhi chiusi, ti chiamo, devo sentire la tua voce, poi mi alzo, inciampo mentre vado in bagno, sonnecchio, mi lavo e mi vesto, è tardi, al lavoro mi cazzieranno, mentre il cancello automatico si apre schiaccio il tasto verde del cellulare, dopo tre squilli rispondi, sei ancora sognante, mi parli con la voce dei bimbi, sussurri appena, mi parli dei sogni che hai sognato, di quelli che sogni ad occhi aperti con me, delle peripezie del nostro Tigro, della voglia che hai di me.


And you want me
And you feed me
By your loving
Something epic blessed my soul
And you hold me
Then you bring me there
Where gods live in peace
Where our spirits grow


Poi è una corsa contro il tempo, per fortuna sono stressato dagli impegni, siano dunque benedetti, perchè mi distolgono da questa sete inestinguibile che solo tu puoi capire, che solo tu sai domare, che sei innamorata come me. Quanto è difficile la distanza, quanto sono forti i nostri abbracci dopo 10 giorni senza esserci visti, quanto mi fa pena chi non capisce o peggio non può capire la forza del nostro amore.


When I'm feeling blue
All I have to do
Is take a look at you
Then I'm not so blue
When you're close to me
I can feel you heart beat
I can hear you breathing
In my ear



Tu sei perfetta così come sei
Non cambiare mai
E' splendido il tuo amore
Non cambiare mai
Tu mi piaci così
Non cambiare mai
Tu sei unica, sei l'Unica, nessuna è meravigliosa come te
Non cambiare mai
Sei la più bella, intelligente, dolce, divertente e sensuale
Non cambiare mai
Sai sopportarmi...
Non cambiare mai
Sei la cosa più preziosa che ho
Non cambiare mai
Sei la mia gioia, la mia unica Principessa
Non cambiare mai
Sei il sogno che sognavo, il desiderio che desidero, la progettista dei miei progetti
Non cambiare mai
Ti amo e amo questa parte della mia vita
e non voglia cambiarla mai!


LittleGreenMan
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venerdì, 07 marzo 2008, ore marzo 07, 2008 14:21



Presto passami dell'Arsenurio di Gallio, poche gocce, prima che solidifichi! Aggiungi quel sale! No idiota non quello da cucina, quello per le ferite! Si! SI! Quello che uso quando voglio torturarti... ricordi l'altra sera? Eri così bello... sdraiato su quel tavolo col petto aperto... era bello vedere il tuo cuore pulsare, i tuoi polmoni gonfiarsi e poi afflosciarsi... e a te piaceva vederlo? Be finchè non sei svenuto... comunque sappi che è stata una soddisfazione torturarti... è una soddisfazione spruzzare quel sale sulle tue ferite aperte per impedire che si cicatrizzino. Solo mentre soffri ti accorgi di essere vivo, vero? e sono sicura che ora adori questa vita da sguattero da laboratorio! Quindi non indugiare passami quel sale che qui già sta diventando tutto lattiginoso.

Junior metti il Silicio nel forno maser e prepara la vasellina, che prima che il nostro esperimento finisca voglio divertirmi...
LittleGreenMan
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giovedì, 06 marzo 2008, ore marzo 06, 2008 01:23



...e fidati che non è finita qui. No, No, non ho finito di correre, non ho smesso di cadere, sforzarmi, tirare i muscoli e tendimi e rialzarmi. Non è finita. Non ho finito di immergermi in quegli occhi neri, viso di orsetto, smorfia da topino.

E quindi continuare a girare a braccia aperte nel mezzo di Central Park, foglie grigio gialle croccanti cadono su di me, sui miei sorrisi e sulle stagioni morte, le stagioni degli amori passati, le mia risa felici e mortali, per quel passato passato (e chi lo vuole più?).

La la la la la la la la...
LittleGreenMan
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sabato, 16 febbraio 2008, ore febbraio 16, 2008 16:16



Il troppo e il poco sono sempre atteggiamenti malati. Il giusto sta nel mezzo, diceva una ex a Jack per controbattere il suo atteggiamento fondamentalista, spesso fascista, che dominava le sue decisioni. Jack la criticava, lei gli insegnava a vivere una vita più spensierata, Jack non capiva.

No, no non sto riabilitando Janine. Lei è passata, è il passato che era passato anche quando Jack era il suo presente ma ancora non se ne accorgeva col cuore: solo il cinico Ratio se ne era accorto.

Il Troppo e il Poco. Dare troppo. Dare poco. Amare troppo e amare poco. Janine amava poco. Amava poco perchè Jack amava troppo. Jack amava troppo perchè Janine amava poco. E' così che si inflaziona l'amore, quando uno dei due è preso dall'entusiasmo e lo esalta in espressioni e gesti d'amore sempre più alti, è allora che il valore di quei gesti vengono percepiti sempre meno forte: e chi ha tanto vuole di più e chi da tanto è costretto a dare sempre di più.

L'incapacità umana di trovare un equilibrio giusto tra le parti ha ragioni fisiche e logiche.

L'equilibrio giusto è una media tra dare e avere, tra altruismo ed egoismo.  Mantenere questo equilibrio costa fatica, perchè occorre andare contro la naturale evoluzione delle cose.

Una coppia che non cerca l'equilibrio giusto si lascia vivere dalle emozioni e passioni del momento, non tenta di controllarle, ma agisce di istinto. Bello? Non esattamente... In questo modo chi naturalmente è più forte diventa sempre più forte mentre chi è più debole si indebolisce. Il forte pretenderà sempre più dimostrazioni d'amore perchè abituatosi alle precedenti, il debole si sentirà sempre più costretto a dare di più per vedere soddisfatto il proprio partner. La coppia non controllata si porta naturalmente ad uno stato di equilibrio stabile (cioè per il quale è difficile cambiare quell'equilibrio in un altro equilibrio) in cui uno "ama di più". Questo genera sofferenza, frustrazione, senso di non appagamento e di inettitudine da parte di chi cerca di fare ogni giorno qualcosa di grandioso per la persona amata e non riceve gratificazione per tutto questo lavoro. Questo stato di malessere è la piattaforma sulla quale nascono incomprensioni o discussioni nei casi lievi, fine della storia o tradimenti nei casi più pesanti.

In natura tutto concorre nella ricerca dell'equilibrio stabile, quell'equilibrio che comporta meno "lavoro" da parte della coppia nel suo insieme: perchè lavorare per venirsi incontro in due quando può farlo uno solo? Questo è il pensiero ingiusto della natura. La natura è ingiusta e pigra, ottimizza le poche risorse che ha cercando di spendere meno a discapito del benessere comune.

Una coppia che cerca un equilibrio giusto deve lavorare sodo, andare contro natura (ecco uno dei tanti esempi per cui "andare contro natura" non è necessariamente eticamente sbagliato, legge 194 docet) e mantenere stabile un equilibrio che "per natura" stabile non è.

Parafrasando la fisica, la vita di coppia è un pendolo, e come un pendolo ha due punti di equilibrio: immagina un pezzo di legno inchiodato al muro libero di ruotare attorno al chiodo (appunto sia un pendolo) allora esistono solo due posizioni in cui l'asse rimane in equilibrio, quando sta a testa in giù e quando sta a testa in su, in tutti gli altri casi si muoverà e tenderà a portarsi alla situazione con la testa giù. Questa posizione è detta di equilibrio stabile, la posizione con la testa in alto, per la quale una minima oscillazione potrebbe farla ruotare fino ad arrivare a testa in giù è detta di equilibri instabile (testa su equilibrio instabile, testa giù equilibrio stabile). Per natura il pendolo tende a stare con la testa verso il basso, soggetto a gravità: cosa succede se volessimo mantenerlo con la testa in alto? Dovremmo andare a dare delle piccole spinte laterali a destra e a sinistra per mantenerlo in equilibrio stabile, pur sapendo che quello è un equilibrio instabile e in assenza di quelle sollecitazioni il pendolo si riporterebbe da solo con la testa verso il basso.

Chi cerca un equilibrio giusto fa lo stesso lavoro di chi vuole mantenere un pendolo con la testa in alto, chi lascia che la coppia trovi un suo equilibrio fa lo stesso lavoro di chi lascia un pendolo libero di muoversi senza controllo, ovvero fa tendere il comportamento al punto di equilibrio stabile (e non necessariamente desiderato) del sistema dinamico in oggetto.

Ergo la natura vuole che il più forte vinca, non vuole che ognuno sia felice, vuole la guerra, vuole la selezione naturale. La natura e i suoi comportamenti sono gli assiomi (o postulati che dir si voglia) scritti da Dio, i principi su cui tutto si muove, ma questo non significa necessariamente che siano leggi inviolabili, piuttosto vanno lette come base su cui costruire strutture più articolate, come quella appunto dell'equilibrio giusto. Dio quando prese l'universo fece come me stesso da piccolo con le biglie: una "schicchera" sul bordo e la biglia ha inizato a girare. Allo stesso modo Dio prese l'universo, gli diede una base di principi per funzionare e poi non disse nulla più. Stabilire dei principi significa non poter costruire nuove leggi su questi principi? No. Dio stabilisce che ogni corpo è attratto da quello di massa maggiore in funzione della distanza (a.k.a. gravità), ma non ha stabilito che non debba esistere l'antigravità. Dio ha stabilito i principi affinchè esistano i cosiddetti "punti di equilibrio stabile" a cui mi riferivo nella coppia non controllata, ma non ha mai imposto parola su nuove strutture da costruire sopra questa base. Come nella società siamo passati da "cane scaccia cane" a "divide et impera" fino al prossimo auspicato futuro di "rete" allo stesso modo nella coppia si può passare da coppia con "uno forte" e "uno debole" a "coppia giusta" senza essere eticamente scorretti, pur andando contro natura.

Parafrasando in linguaggio informatico, Dio ci ha fornito della versione base, quella funzionante, l'uomo sta implementando sopra nuove strutture che "espandono" le potenzialità del sistema base. Come la versione base impone ciò che si può fare senza dichiarare quello che non si può fare, allo stesso modo le leggi naturali impongono cosa si può fare (essere soggetti alla gravità) senza dichiarare cosa non si può fare (non si può essere soggetti all'antigravità), così come le leggi dell'amore impongono ciò che si può fare (uno dovrà amare di più) senza dichiarare cosa non si può fare (non si può lottare insieme per venirsi incontro e avere un rapporto paritario e rispettoso).
LittleGreenMan
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martedì, 15 gennaio 2008, ore gennaio 15, 2008 21:35


Marla era bella. Anche quando piangeva. Anche quando fuori pioveva.
Come fare a non pensare all'inizio di tutto, quando nemmeno si conoscevano e già si erano capiti, quando lui la sorprese guardando laddove tutti solo vedevano, e rivelandole quello che solo lei sapeva, come se lo stesse leggendo su un libro aperto.

Jack tu l'hai capita in quell'attimo, lei è stata trafitta da quella luce che usasti per illuminare i suoi segreti e dolori. Quanto può ferire la sensibilità umana...

Marla lacrimava vedendo il sogno del suo amore andare in pezzi, vedeva l'uomo che l'aveva già capita quando nemmeno non la conosceva ancora, allontanarsi, questa volta definitavemente. Non sentiva più la sua voce consolatoria cantarle "dormi che è meglio pensarci domani alla muta distanza che corre tra noi...", e rassicurarla.

Si era così accorta che stava dando per scontato alcune cose, che era stata cieca e sorda anche quando la luce era abbagliante e le grida di aiuto erano a più di 200 decibel. Dopo la battaglia per la conquista c'è la battaglia per il mantenimento del territorio conquistato, e lei in questa partita a Risiko dell'amore si sentiva con un solo cannone sull'ultimo statarello sconosciuto, ad un passo dal cadere nell'oceano e richiudere la scatola e riporla per chissà quanti altri mesi lassù in soffitta, lontano dall'amore.

Marla guarda la finestra, fuori piove, dentro piove, intorno a lei è solo grigio e si immagina di vivere in un limbo eterno di nuvola grigia pronta a scatenare un'acquazzone triste, quello di quando sei sola e silenziosa nella tua stanza senza l'abbraccio dell'uomo che ami.

D'improvviso la tempesta si alza e vede davanti a se fulmini colpire tetti e croci, perdita dei valori di famiglia e fede, perdita della possibilità di costruire. Il vento si alza e vede dalla finestra una casa fatta di mattoncini Lego sgretolarsi un pezzo dopo l'altro, così come i sogni progettati insieme che, adesso che li sta perdendo per non aver lottato abbastanza, si trasformano in incubi che non avrebbe mai voluto sognare: e li teme, ma forse più che paura, la sua è profonda tristezza e senso di colpa per aver ucciso un neonato che poteva cullare e difendere di più. Tutti i progetti sognati ora trasformati in incubi fallimentari. Eppure quanto hai amato sognarli.

E Jack che non riusciva più a sognare? Ora non sognerà di nuovo più per molto tempo.

Sarete due morti, perchè solo i morti dormono senza sognare, e capirete il valore dell'amore, della coppia, del sacrificio, del venirsi incontro, del sopportarsi senza eccedere mai, del fidarsi della parola altrui senza necessariamente discuterla, l'inutilità del sentirsi inferiori solo perchè si riceve una critica da chi ti ama.

"Distruggere fa parte del processo creativo" aveva letto Jack tra le firme dei suoi amici sul suo servizio di instant messaging. Ed ora lo aveva capito. Ora che avevano distrutto erano pronti a ricreare su nuove fondamenta. Mancava solo un ingrediente. No, no non era l'amore, Jack ama Marla e Marla ama Jack. Quello che sentiva svanire era la fiducia in questa dichiarata rivoluzione che li avrebbe colpiti. Marla lo rassicurava e lo pregava di chiedere aiuto ad Eolo per scacciare via quel temporale. Lui titubava.

Poi passò del tempo. Poco.

Il cielo si aprì. Poco.

Il sole li scaldò. Poco.

E di nuovo si preserò la mano, e vedendo la terra asciugarsi Marla disse a Jack "Anche tu mi hai conosciuto in un momento molto strano della mia vita" e dopo un pò smise di piovere. Dopo poco.

 
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